Nazionale

Processo per la strage di Brandizzo, udienza in tre aule

A Ivrea si esamina l’ammissibilità delle parti civili dopo le proteste dei familiari dei cinque operai deceduti.

È iniziata alle 10 la seconda udienza preliminare del processo per la tragedia di Brandizzo, nella quale morirono cinque operai della Si.gi.fer travolti da un treno merci. Dopo le proteste dei familiari delle vittime per le condizioni del palazzo di giustizia, il Tribunale di Ivrea ha predisposto una terza aula, nuovi collegamenti audiovisivi e una sala stampa destinata ai giornalisti.

La discussione sulle parti civili

Al centro dell’udienza c’è l’ammissibilità delle costituzioni delle parti civili. Il giudice potrebbe decidere già al termine della giornata oppure rinviare la valutazione alla prossima udienza, fissata per il 25 novembre. Le tre aule sono collegate in videoconferenza, così da consentire a imputati, avvocati, familiari e rappresentanti delle parti civili di seguire le fasi del procedimento.

Per la prima volta è stata inoltre allestita una sala stampa per accogliere cronisti, fotografi e operatori della comunicazione. La soluzione è stata annunciata nei giorni scorsi con una nota congiunta della Corte d’appello, della Procura generale, della Procura della Repubblica e del Tribunale di Ivrea.

Le proteste dopo la prima udienza

La questione degli spazi era emersa con forza durante la prima udienza del 30 settembre. Le due aule inizialmente predisposte si erano rivelate insufficienti per ospitare tutte le persone coinvolte nel procedimento: mancavano sedie, microfoni e superfici su cui appoggiare fascicoli e computer. Alcuni legali erano stati costretti a seguire l’udienza in piedi.

La situazione aveva suscitato la rabbia dei parenti dei cinque operai, oltre al dolore per la perdita dei loro familiari. Tra loro c’era Massimo Laganà, padre di Kevin, il più giovane dei lavoratori morti: aveva 22 anni e, poco prima della tragedia, aveva registrato un video dagli stessi binari di Brandizzo. La famiglia aveva chiesto di poter assistere al procedimento in condizioni adeguate e di guardare in volto gli imputati.

Le critiche hanno coinvolto anche il ministero della Giustizia, indicato come responsabile della disponibilità di spazi idonei per i processi. Alla progettazione e alla costruzione della nuova maxi aula stanno però lavorando il Comune di Ivrea e la Regione Piemonte. Procura e Tribunale, guidati rispettivamente dalla procuratrice capo Gabriella Viglione e dalla presidente Antonia Mussa, hanno organizzato l’attuale soluzione in attesa della consegna della struttura, prevista per il 30 giugno 2027. Il termine è già slittato rispetto alla primavera inizialmente indicata e resta il timore che l’allestimento richieda ulteriori mesi.