Milano (MI)

Stabile occupato a Milano, allarme nel quartiere Gorla-Turro

Il consigliere Marco Cagnolati segnala accessi abusivi, violenze e un esposto firmato da 47 abitanti

Un edificio incompiuto, occupazioni abusive e segnalazioni di violenza e spaccio. È il quadro denunciato nel quartiere Gorla-Turro, a Milano, dal consigliere comunale Marco Cagnolati, esponente di Fratelli d’Italia. Al centro della vicenda c’è lo stabile situato all’angolo tra via Policarpo Petrocchi, al civico 40, e via Stamira d’Ancona.

Il cantiere fermo dal 2021

L’immobile avrebbe dovuto ospitare appartamenti in edilizia convenzionata, ma il progetto si è interrotto nel 2021. Da allora il cantiere è rimasto incompleto, diventando, secondo quanto riferito dal consigliere, un punto di degrado e di preoccupazione per i residenti della zona.

In passato le forze dell’ordine sono intervenute con diversi sgomberi. Gli accessi, però, sarebbero ripresi: gli occupanti abusivi riuscirebbero a superare le recinzioni e a rientrare negli spazi interni della struttura. La situazione, secondo la denuncia, alimenta una persistente percezione di insicurezza tra gli abitanti del quartiere.

Le segnalazioni dei residenti

Negli ultimi mesi l’area sarebbe stata interessata anche da episodi di tensione. Tra quelli citati figura l’aggressione a un giovane, colpito da un gruppo di persone armate di bastoni e spranghe. I residenti riferiscono inoltre di presunte attività di spaccio, molestie ai passanti, episodi di inciviltà e disturbo.

Per chiedere un intervento, 47 residenti hanno sottoscritto un esposto presentato ai Carabinieri. Nel documento viene sollecitata un’azione risolutiva per ripristinare la vivibilità dell’area e garantire maggiore sicurezza a chi abita nelle vie circostanti.

Cagnolati sostiene che gli sgomberi occasionali, se non accompagnati da interventi strutturali, rischiano di non risolvere il problema. Il consigliere ha riferito di aver raccolto testimonianze, fotografie e video inviati dagli abitanti e chiede un’azione coordinata tra il Comune di Milano, la proprietà dell’immobile, la Prefettura e le forze dell’ordine.

Tra le richieste figura la messa in sicurezza della struttura, con misure materiali per impedire nuovi accessi e controlli continuativi nell’area. Viene inoltre chiesto di chiarire la destinazione d’uso e il futuro dello stabile, così da evitare che il cantiere abbandonato continui a rappresentare un elemento di criticità per il quartiere.