Napoli (NA)

Cinque arresti a Napoli per la vendita di cuccioli malati

Contestati oltre cinquanta episodi: attestazioni, identificativi e immunizzazioni sarebbero stati falsificati

Cinque arresti a Napoli per la vendita di cuccioli malati

Cinque persone sono state arrestate a Napoli nell’ambito di un’indagine sulla commercializzazione di cuccioli che, secondo l’accusa, sarebbero stati venduti con documentazione falsa e in condizioni di salute compromesse. Gli animali venivano proposti principalmente attraverso i social network come esemplari di razza, corredati da pedigree, microchip e certificazioni vaccinali.

Le contestazioni sui documenti

Tra le razze pubblicizzate figuravano Chihuahua, barboncini, Spitz, Maltesi e Chow Chow. Le verifiche degli inquirenti avrebbero però fatto emergere irregolarità nella documentazione consegnata agli acquirenti. In particolare, le certificazioni relative all’identità degli animali, alla loro origine e alle vaccinazioni sarebbero state falsificate o comunque non corrispondenti alle condizioni effettive dei cuccioli.

La vicenda è emersa anche dalle segnalazioni dei proprietari, che avrebbero denunciato problemi di salute comparsi dopo l’acquisto. Gli esami condotti dagli specialisti dell’Università Federico II di Napoli sui cani deceduti hanno evidenziato patologie tra cui gastroenteriti virali, cimurro e parassitosi aggressive. Le analisi costituiscono uno degli elementi acquisiti nell’inchiesta per ricostruire le condizioni degli animali e le modalità con cui sarebbero stati commercializzati.

Le segnalazioni dei proprietari

Secondo la ricostruzione accusatoria, quando i clienti comunicavano i sintomi o chiedevano spiegazioni, gli indagati avrebbero ridimensionato la gravità dei problemi. In alcuni casi, avrebbero anche messo in discussione le valutazioni dei veterinari consultati dai proprietari, invece di riconoscere le criticità segnalate.

Agli indagati vengono contestati più di 50 episodi di truffa. Gli investigatori ritengono inoltre che intorno alla vendita dei cuccioli fosse stata organizzata una rete di supporto, con il coinvolgimento di collaboratori e prestanome. Queste figure sarebbero state utilizzate per la gestione dei pagamenti e delle utenze telefoniche, contribuendo secondo l’accusa a rendere più articolata l’attività e a schermare i soggetti ritenuti responsabili.

Il procedimento riguarda dunque sia la presunta falsificazione delle certificazioni sia le modalità di vendita degli animali e i rapporti con gli acquirenti. Le contestazioni dovranno essere valutate nel corso dell’iter giudiziario, mentre gli accertamenti sanitari sui cuccioli deceduti e le denunce dei proprietari rappresentano i principali elementi descritti nell’indagine.