«È una situazione insostenibile». Ernesto Fornari, direttore generale di Apofruit Italia, denuncia le conseguenze degli scioperi degli autotrasportatori che dal 15 ottobre interessano Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Campania. Secondo l’azienda, i camion che trasportano prodotti agricoli deperibili vengono fermati non solo prima della partenza, ma anche durante il viaggio, compresi i percorsi autostradali.
La mobilitazione, arrivata al quinto giorno, potrebbe concludersi soltanto nella serata indicata nel testo, ma sulla fine effettiva dei blocchi non vi sono certezze. Fornari chiede un intervento immediato al Governo e alle forze dell’ordine, contestando l’assenza di un coordinamento capace di affrontare la situazione. «L’Italia non può essere divisa in due», sostiene il direttore generale, secondo cui l’interruzione dei collegamenti sta paralizzando un’intera parte del Paese.
I prodotti a rischio
A pagare il prezzo più alto, nella ricostruzione di Apofruit, sono gli agricoltori, perché raccolta, conservazione e commercializzazione seguono finestre temporali molto rigide. Per il solo kiwi giallo la stima iniziale dei danni è di circa 30 milioni di euro, di cui 5 milioni riferiti direttamente ai soci produttori della cooperativa. La valutazione, viene precisato, non comprende il mancato reddito e le ulteriori conseguenze indirette.
Critica anche la situazione dell’uva da tavola, con magazzini pieni in Puglia e Basilicata e partite già collocate nelle celle frigorifere ma impossibilitate a raggiungere i mercati. In Calabria, soprattutto nell’area di Reggio, i produttori temono di non poter conservare a lungo la merce raccolta. Fermi o rallentati risultano inoltre i flussi di agrumi, le piantine di fragole destinate al trapianto e gli ortaggi di serra siciliani, tra cui zucchine, melanzane e pomodori.
L’appello alle istituzioni
Fornari sottolinea che l’agricoltura non può attendere la fine dello sciopero: il kiwi giallo deve essere raccolto in un periodo preciso, mentre per uva e ortaggi i ritardi nella spedizione possono compromettere la vendita. Dopo circa una settimana, afferma, molti prodotti rischiano di diventare invendibili. Le difficoltà nella commercializzazione si aggiungono a quelle legate alle nuove semine e alle condizioni climatiche.
Il direttore generale dichiara di comprendere le ragioni degli autotrasportatori, ma giudica sproporzionate le ricadute sui lavoratori agricoli. Il blocco di merci non deperibili può provocare perdite alle imprese di trasporto, mentre l’interruzione del viaggio di un carico alimentare rischia di cancellare il lavoro di un’intera annata. «A pagare il prezzo più alto sono gli agricoltori», afferma, con particolare riferimento ai produttori più piccoli.
Apofruit riferisce di aver cercato un confronto anche sul piano politico, senza però arrivare a una soluzione dopo giorni di protesta. La riunione convocata dal Governo per il 27 ottobre sul blocco dell’autotrasporto viene considerata tardiva rispetto all’urgenza. L’appello finale è rivolto alle istituzioni nazionali e territoriali e alle forze dell’ordine, affinché venga garantita la circolazione dei carichi agricoli e si evitino ulteriori perdite per i produttori.