Le Marche si collocano all’undicesimo posto in Italia per reddito pensionistico medio, con circa 22.100 euro lordi annui. Il valore è inferiore alla media nazionale, pari a 22.621 euro, e interessa anche la provincia di Pesaro e Urbino, dove il sistema economico è composto in larga parte da piccole e medie imprese, attività artigiane, commercianti e lavoratori autonomi.
A evidenziare il dato è un’analisi dell’Unsic, organizzazione datoriale membro del Cnel, che lancia l’allarme sul futuro del sistema previdenziale. Secondo l’organizzazione, entro un decennio l’Italia potrebbe trovarsi ad affrontare una vera emergenza sociale legata alla progressiva riduzione degli assegni pensionistici.
Il passaggio al contributivo
Il nodo principale riguarda il progressivo superamento del sistema misto a favore del contributivo puro. In questo modello l’importo della pensione dipende dai contributi effettivamente versati durante la carriera lavorativa. A essere maggiormente penalizzati potrebbero essere i lavoratori con stipendi contenuti, contratti precari, periodi di disoccupazione o percorsi professionali discontinui.
«Tra una decina d’anni il regime previdenziale misto, tendenzialmente più favorevole del contributivo puro, sarà residuale e gli assegni pensionistici saranno di conseguenza sempre più leggeri», spiega Domenico Mamone, presidente dell’Unsic. La prospettiva è quella di trattamenti significativamente inferiori rispetto all’ultimo stipendio percepito, soprattutto per chi non ha potuto contare su una contribuzione regolare e continuativa.
Divari territoriali e di genere
L’analisi richiama anche l’effetto dell’invecchiamento della popolazione e il ruolo svolto dalle pensioni all’interno dei nuclei familiari. In molti casi gli assegni rappresentano infatti una forma di sostegno economico per figli e nipoti. Resta inoltre marcata la differenza tra uomini e donne: i primi percepiscono mediamente circa 6.000 euro lordi annui in più.
A livello nazionale, la spesa pensionistica ha raggiunto nel 2025 i 372,45 miliardi di euro. In testa alla graduatoria degli importi medi c’è la Lombardia, con circa 25.500 euro lordi annui. Le Marche si trovano quindi a oltre 3.000 euro di distanza dalla regione con il valore più elevato e a circa 520 euro sotto la media italiana.
Il quadro regionale riflette anche la struttura produttiva marchigiana, storicamente legata ai distretti manifatturieri della meccanica, del mobile e del calzaturiero, oltre che alla presenza diffusa di autonomi. Nella provincia di Pesaro e Urbino, la combinazione tra imprese industriali, attività artigiane, commercio e lavoro autonomo rende particolarmente rilevante il tema della continuità contributiva e del livello delle future pensioni.