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Fibrosi cistica, lo sport e la rinascita di Alessandro Gattafoni

A 40 anni gareggia in kayak e racconta il percorso tra allenamento, terapie quotidiane e nuove sfide.

Alessandro Gattafoni convive fin dall’infanzia con la fibrosi cistica, una malattia genetica che colpisce soprattutto l’apparato respiratorio e digerente. A 40 anni continua però ad allenarsi e a gareggiare: dopo la partecipazione ai Campionati del Mondo ICF di Canoe Ocean Racing, in Spagna, dove si è classificato 33° nella categoria Master 40-44 anni, ha raccontato il percorso che lo ha portato a trasformare l’attività fisica in una parte importante della propria vita.

Tra le esperienze più recenti c’è la traversata dello Stretto, affrontata in kayak e, per un tratto, a nuoto. Il percorso in kayak, lungo circa 4 chilometri, non lo ha messo particolarmente in difficoltà. Più impegnativa è stata la parte in acqua, disciplina nella quale non si sente specialista. A complicare la prova, ha spiegato, è stata soprattutto la logistica: durante la preparazione ha persino dimenticato sulla sponda calabrese la boa con il GPS. L’acqua trasparente e i fondali rocciosi dello Stretto gli hanno comunque lasciato un ricordo positivo, nonostante il timore legato a un’esperienza nuova.

Allenamento e terapia

Per prepararsi al nuoto, Gattafoni si è allenato in piscina, concentrandosi sull’acquaticità e sulla respirazione, e ha partecipato ad alcune gare in mare. Nuotava il martedì e il venerdì sera, mentre nel fine settimana alternava l’attività in acqua al kayak. Secondo la sua esperienza, le discipline di resistenza possono contribuire a liberare le vie respiratorie e ad aumentare la capacità aerobica. Lo sport, però, non può rigenerare il tessuto polmonare danneggiato né risolvere il deficit nello scambio di ossigeno: resta quindi complementare alle terapie prescritte.

Durante l’adolescenza l’attività fisica gli dava la sensazione di avere i polmoni più liberi dal muco, mentre la fisioterapia respiratoria richiedeva circa due ore al giorno. Verso i 30 anni, dopo aver praticato anche boxe, kickboxing e calcio, la malattia si è aggravata. Gattafoni aveva nascosto la diagnosi per competere alla pari con gli avversari, ma lo sforzo eccessivo ha portato a infortuni, strappi e fratture. L’abbandono dello sport e la sedentarietà hanno contribuito a peggiorare la sua condizione, fino alla depressione.

La ripartenza dopo il 2020

La svolta è arrivata nell’agosto 2020, con la nascita del figlio. Gattafoni ha deciso di rimettersi in gioco per lasciargli un esempio concreto di tenacia. Nel 2021, con il sostegno della Lega Italiana Fibrosi Cistica, ha attraversato l’Adriatico in kayak, percorrendo 130 chilometri fino alla Croazia. A favorire questa ripartenza è stato anche l’arrivo di un farmaco che, pur non guarendo la malattia, ha cambiato in modo significativo la sua quotidianità e la continuità degli allenamenti.

La gestione della patologia comprende ancora fisioterapia, farmaci e attenzione all’alimentazione. Nel tempo, il pancreas può smettere di funzionare e aumentare il rischio di diabete: per questo Gattafoni controlla la glicemia 24 ore su 24. Il suo messaggio rivolto ai giovani e alle persone che affrontano una difficoltà è di fissare obiettivi personali, realistici e stimolanti, senza confrontarsi necessariamente con i campioni. Anche una piccola conquista, sostiene, può diventare una ragione per andare avanti.

In Italia la fibrosi cistica interessa circa 6.000 persone e registra 150 nuovi casi l’anno, secondo Antonio Guarini, presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica. Le mutazioni genetiche identificate sono oltre 2.000 e non per tutte esistono cure efficaci. L’associazione segnala tra le proprie iniziative il Progetto Case LIFC, con alloggi sanificati per i pazienti che devono spostarsi per il percorso di trapianto, e la telemedicina, destinata al monitoraggio clinico a distanza.