Il ruolo degli specialisti nelle Case della comunità deve essere centrale, insieme a quello dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta e degli infermieri professionali. Lo ha detto Antonino Trimarchi, presidente incoming di Card Italia, intervenendo al congresso nazionale del Sumai, il sindacato degli specialisti ambulatoriali, che si è svolto a Roma.
Il contributo nei percorsi assistenziali
Secondo Trimarchi, definire gli specialisti come protagonisti significa riconoscere loro un ruolo diretto nella programmazione, organizzazione e gestione dei percorsi diagnostici assistenziali destinati a passare attraverso le Case della comunità. Il modello, nelle parole del presidente incoming di Card Italia, richiede il coinvolgimento coordinato delle diverse professionalità sanitarie.
Gli specialisti, ha spiegato Trimarchi, devono contribuire alla costruzione delle reti di cura, considerate come lo sviluppo delle reti cliniche. Il loro apporto riguarda sia la presa in carico della malattia sia la tutela della salute, all’interno di un sistema nel quale la collaborazione tra professionisti rappresenta un elemento essenziale dei percorsi assistenziali.
Équipe multiprofessionali
Nel suo intervento, Trimarchi ha richiamato anche l’impegno a garantire questo ruolo all’interno dei nuovi modelli assistenziali. L’obiettivo indicato è assicurare la presenza degli specialisti nelle équipe multiprofessionali e multidisciplinari, chiamate a operare nell’organizzazione delle attività e nella gestione dei percorsi rivolti ai pazienti.
La partecipazione degli specialisti, ha concluso, è sostenuta da un impegno ufficiale volto a garantirne il protagonismo nelle équipe. Per Trimarchi si tratta di un passaggio fondamentale per definire il funzionamento delle Case della comunità e rafforzare l’integrazione tra le diverse figure coinvolte nell’assistenza.