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Scompenso cardiaco, il ruolo inatteso del midollo osseo

Esperimenti sui roditori indicano un legame con l’infiammazione, ma i dati umani restano limitati.

Lo scompenso cardiaco potrebbe lasciare tracce anche nel midollo osseo, il tessuto all’interno delle ossa dove si formano le cellule del sangue e del sistema immunitario. È quanto suggerisce uno studio pubblicato su Nature Communications, condotto soprattutto su modelli animali. I risultati indicano che la sofferenza del cuore può modificare l’ambiente che sostiene le cellule staminali del sangue, favorendo una risposta infiammatoria.

Il gruppo di ricerca aveva già osservato che lo scompenso può lasciare una sorta di memoria nelle cellule staminali ematopoietiche, che continuano a produrre più elementi coinvolti nell’infiammazione. Nel nuovo lavoro l’attenzione si è concentrata sulle cellule stromali, elementi di supporto che regolano la produzione delle cellule del sangue nel midollo.

Il ruolo del segnale HBEGF

Per studiare il fenomeno, gli scienziati hanno provocato nei topi un sovraccarico cronico del cuore. Le cellule stromali degli animali malati, trapiantate insieme a cellule staminali sane in altri topi, hanno favorito l’accumulo nel cuore di macrofagi infiammatori e un peggioramento del rimodellamento cardiaco, cioè dei cambiamenti strutturali e funzionali associati alla malattia.

Analizzando le singole cellule, i ricercatori hanno individuato un sottogruppo di cellule stromali che produce HBEGF, un fattore di crescita utile a mantenere equilibrata la produzione delle diverse cellule del sangue. Nei topi con scompenso questo sottogruppo si riduce e il midollo tende a produrre più cellule della linea mieloide, dalla quale derivano diversi globuli bianchi coinvolti nei processi infiammatori.

La riduzione mirata di HBEGF nei topi sani ha prodotto effetti simili a quelli osservati nello scompenso, tra cui più fibrosi e una funzione cardiaca peggiore. Le cellule stromali degli animali malati mostravano inoltre una maggiore tendenza a trasformarsi in cellule adipose, con un aumento del grasso midollare.

Le prove sull’uomo sono ancora limitate

Il passaggio alle persone è però ancora incerto. Nel midollo umano è stato individuato un gruppo di cellule simile a quello osservato nei topi, mentre un piccolo studio retrospettivo ha rilevato una maggiore quantità di grasso nelle vertebre di persone con una storia di scompenso rispetto a coetanei sani dello stesso sesso. Si tratta tuttavia di una associazione, non di una dimostrazione che il grasso midollare provochi o aggravi la malattia.

Gli esperimenti funzionali sono stati svolti prevalentemente su animali maschi e non è ancora chiaro come il segnale passi esattamente da una cellula all’altra. Lo studio, quindi, non propone una nuova terapia e non giustifica modifiche ai trattamenti prescritti. Il suo contributo è soprattutto quello di mostrare come lo scompenso possa coinvolgere l’intero organismo, compreso il sistema immunitario. Non ci sono inoltre prove che diete o integratori possano ridurre il grasso nel midollo con benefici sul cuore. Restano fondamentali le terapie indicate dal medico, l’attività fisica compatibile con le proprie condizioni e le corrette abitudini di sonno e alimentazione.