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Tunnel carpale, l’idrodissezione riduce i sintomi fino a sei mesi

Un piccolo trial su 39 persone indica benefici persistenti, ma non confronta la tecnica con la chirurgia.

Svegliarsi di notte con le dita intorpidite, dover scuotere la mano per recuperare la sensibilità e avvertire una presa più debole sono sintomi tipici della sindrome del tunnel carpale. Quando tutore notturno e infiltrazioni non sono sufficienti, una possibile alternativa intermedia è l’idrodissezione, una procedura che mira a liberare il nervo mediano dai tessuti circostanti.

Il tunnel carpale è un passaggio stretto alla base del palmo, attraversato dal nervo che porta la sensibilità a pollice, indice e medio. Se lo spazio si riduce, il nervo viene compresso e può gonfiarsi, causando formicolii, dolore, intorpidimento e, nei casi più sintomatici, difficoltà nella presa. Nell’idrodissezione il medico introduce, sotto guida ecografica, del liquido intorno al nervo per separarlo dalle strutture che lo trattengono. La procedura viene spesso associata al cortisone, rendendo però difficile distinguere l’effetto meccanico da quello del farmaco.

Lo studio sulla procedura

Un trial randomizzato ha coinvolto 39 adulti con disturbi persistenti nonostante i trattamenti conservativi, per un totale di 63 polsi. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi: il primo ha ricevuto idrodissezione con sola soluzione fisiologica, il secondo un’iniezione di cortisone vicino al nervo e il terzo una combinazione di fisiologica e cortisone.

I ricercatori hanno misurato sintomi, funzionalità della mano e dolore attraverso un questionario e una scala numerica. È stato inoltre valutato con l’ecografia lo spessore del nervo. I controlli si sono svolti dopo uno, tre e sei mesi, per verificare sia l’effetto iniziale sia la sua durata nel tempo.

Benefici da confermare

Nel primo periodo tutti i gruppi hanno mostrato un miglioramento. A sei mesi, però, i disturbi erano tornati tra le persone trattate con il solo cortisone, senza differenze significative rispetto alla situazione iniziale. Nei due gruppi sottoposti a idrodissezione il beneficio è invece rimasto: circa nove polsi su dieci presentavano un miglioramento dei sintomi rilevante nella vita quotidiana.

L’aggiunta del cortisone alla soluzione fisiologica non ha prodotto vantaggi ulteriori. Dopo tre mesi, il gonfiore del nervo si era ridotto di oltre il 40 per cento nei gruppi sottoposti a idrodissezione, contro circa l’11 per cento nel gruppo trattato solo con cortisone. Durante lo studio non sono state rilevate complicanze gravi.

I risultati vanno tuttavia interpretati con prudenza. Il campione era ridotto e il monitoraggio si è fermato a sei mesi; non è quindi possibile stabilire quanto a lungo duri l’effetto. Inoltre, lo studio non prevedeva un confronto con la chirurgia, che resta il trattamento di riferimento nei casi più impegnativi, né un gruppo sottoposto a una procedura simulata. I dati riguardano persone con sintomi già resistenti alle cure iniziali e non possono essere automaticamente estesi a chi ha iniziato da poco ad avere disturbi.

La ricerca, pubblicata su Radiology, suggerisce che il beneficio duraturo possa dipendere soprattutto dalla liberazione del nervo, più che dall’azione del cortisone. L’idrodissezione non è però dimostrata come alternativa all’intervento per tutti i pazienti. Serviranno studi più ampi e con un periodo di osservazione più lungo per confermare efficacia e durata della procedura. Il lavoro originale è intitolato Efficacy of US-guided Hydrodissection for Carpal Tunnel Syndrome: A Prospective Randomized Controlled Trial e ha DOI 10.1148/radiol.260185.