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Laser agli occhi, quali sono i rischi reali dell’intervento

Sintomi temporanei, disturbi persistenti e rare complicanze: cosa valutare prima della procedura

La chirurgia refrattiva con il laser può ridurre la dipendenza da occhiali e lenti a contatto, ma non garantisce in ogni caso di eliminarli definitivamente. Le procedure più utilizzate sono LASIK, PRK e SMILE: tutte rimodellano la cornea per correggere miopia, ipermetropia o astigmatismo, con modalità differenti.

Valutare i possibili effetti dell’intervento richiede però di distinguere tra i fastidi normali della guarigione, i disturbi che possono durare più a lungo e le complicanze rare, ma potenzialmente gravi. Secchezza oculare, aloni, abbagliamento e difficoltà nella visione notturna sono eventualità concrete, mentre una perdita visiva grave e permanente è rara.

Disturbi frequenti e recupero nei primi mesi

Due studi prospettici su persone sottoposte a LASIK hanno evidenziato che il recupero dei decimi e la presenza di sintomi non sono necessariamente incompatibili. Tra chi non aveva disturbi visivi prima dell’operazione, fino al 46% ha riferito almeno un nuovo sintomo a tre mesi: aloni intorno alle luci, abbagliamento, immagini sdoppiate o raggi luminosi. Tra chi non soffriva di occhio secco, fino al 28% ha segnalato sintomi di secchezza nello stesso periodo.

Nel complesso, tuttavia, oltre il 95% dei partecipanti si è dichiarato soddisfatto della propria visione. Meno dell’1% ha riferito molte difficoltà o l’impossibilità di svolgere le attività abituali senza lenti a causa di uno specifico disturbo visivo. I dati riguardano la LASIK e non possono essere estesi automaticamente a PRK e SMILE. Mostrano comunque che la soddisfazione per il risultato e l’assenza di sintomi sono aspetti diversi.

Molti fastidi tendono ad attenuarsi nei mesi successivi, mentre i tessuti si stabilizzano. In alcuni casi, però, la secchezza oculare può diventare persistente, talvolta definitiva. Più raramente può verificarsi una perdita della vista non correggibile nemmeno con occhiali o lenti a contatto.

La selezione del paziente è decisiva

Tra le complicanze strutturali possibili rientra l’ectasia corneale, caratterizzata da assottigliamento e deformazione progressiva della cornea. Può comparire anche molti anni dopo l’intervento, fino a sedici anni secondo le casistiche citate. La frequenza è difficile da stabilire, anche perché può essere legata a una fragilità corneale preesistente e non riconosciuta, come una forma iniziale di cheratocono.

Non esiste quindi una percentuale di rischio valida per tutti. Prima dell’intervento l’oculista deve verificare la stabilità del difetto visivo, misurare spessore e forma della cornea e valutare la presenza di secchezza oculare. Gravidanza, allattamento, alcune malattie sistemiche e determinati farmaci possono interferire con la guarigione o con la stabilità della vista e richiedere ulteriori valutazioni.

Le prove disponibili non consentono di stabilire che una tecnica sia sempre più sicura delle altre. Un’analisi di 36 revisioni sistematiche ha rilevato una certezza bassa o molto bassa per gran parte degli esiti comparati. La scelta tra LASIK, PRK e SMILE deve quindi dipendere dalle caratteristiche dell’occhio e dalla valutazione specialistica, non dalla presunta superiorità universale di una tecnologia.

Dopo la procedura, un certo fastidio iniziale può rientrare nel decorso previsto. È invece necessario contattare subito l’oculista in caso di dolore intenso, peggioramento della vista o aumento degli altri sintomi invece del loro graduale miglioramento. La stessa prudenza vale per sintomi nuovi o insoliti che compaiano anche a distanza di tempo.