Quando parliamo con qualcuno tendiamo a concentrarci sulle parole e sul tono della voce. Una parte importante della comunicazione, però, passa dal viso, dove possono comparire movimenti rapidissimi e difficili da controllare. Sono le microespressioni, variazioni che durano generalmente tra un quarto di secondo e mezzo secondo e possono rivelare un’emozione anche quando si tenta di nasconderla.
«Non sono piccole, ma veloci», spiega Sonny Zanon, esperto di microespressioni facciali noto sui social come @detective.skills. Secondo l’esperto, quando un’emozione è intensa il cervello emotivo può precedere quello razionale: per un istante, sul viso, compare così un movimento involontario. Questi segnali possono accompagnare emozioni primarie come gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura e sorpresa, ma anche stati più sfumati, tra cui imbarazzo, dubbio e repulsione.
Riconoscere questi indizi può essere utile in colloqui di lavoro, trattative, riunioni, appuntamenti o conversazioni delicate. Non si tratta, però, di leggere la mente: una microespressione segnala che è stata provata un’emozione, ma non spiega necessariamente la sua origine. Un irrigidimento potrebbe dipendere da ciò che è stato detto, da un ricordo o da un pensiero estraneo alla conversazione.
I segnali da osservare
La mascella serrata e i denti stretti possono indicare stress o rabbia trattenuta, mentre le labbra rientranti suggeriscono resistenza o fastidio. Al contrario, muscoli facciali rilassati e distesi sono più compatibili con una condizione di tranquillità. Anche lo sguardo può offrire indicazioni: occhi irrigiditi e pupille ristrette sono associati a disagio o disinteresse, mentre le pupille dilatate possono accompagnare interesse o attrazione. In questo caso, tuttavia, occorre considerare sempre la luminosità dell’ambiente.
Un sorriso asimmetrico, con un solo angolo della bocca sollevato, è stato descritto come un possibile segnale di disprezzo o fastidio. Il naso arricciato può invece accompagnare il disgusto. Un sorriso più sincero coinvolge anche gli zigomi e gli occhi, che si stringono leggermente formando piccole rughe. Sopracciglia abbassate e ravvicinate possono indicare rabbia o disaccordo; un sopracciglio sollevato è spesso associato a dubbio o scetticismo.
Indicazioni possono arrivare anche dalla postura. Braccia incrociate, busto ritratto o una posizione contraria a quella dell’interlocutore possono creare una barriera e suggerire che qualcosa non convince. Un’inclinazione in avanti, movimenti coordinati e posizioni simili possono invece riflettere sintonia, anche se non costituiscono una prova definitiva dell’interesse dell’altra persona.
Dalle ricerche di Ekman ai consigli pratici
Lo psicologo statunitense Paul Ekman è considerato un pioniere nello studio delle emozioni. Nel 1967 si recò in Papua Nuova Guinea per osservare il comportamento non verbale del popolo Fore. Le sue ricerche suggerirono che alcune espressioni facciali fondamentali, dalla rabbia alla sorpresa, vengono riconosciute in modo universale, indipendentemente dalla cultura di appartenenza.
Quando si nota un possibile segnale di disagio, è utile fermarsi e concedere una breve pausa, poi riformulare quanto appena detto. Una domanda aperta, come «C’è qualcosa che non ti convince?», può favorire il confronto. Anche un atteggiamento fisico disponibile può contribuire a ridurre la tensione. La raccomandazione più importante resta comunque quella di non interpretare troppo: il viso può indicare un’emozione, ma solo il dialogo permette di comprenderne il motivo.