Il ritorno all’ora solare, previsto nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, regalerà teoricamente sessanta minuti in più a letto. Questo, però, non significa che ci si sentirà automaticamente più riposati. Secondo Vincenzo Tullo, neurologo esperto di medicina del sonno, il problema principale è la privazione accumulata nelle settimane precedenti: sveglie anticipate, giornate dense di impegni, esposizione ridotta alla luce naturale e uso degli schermi fino a poco prima di coricarsi.
L’organismo regola sonno e veglia attraverso ritmi circadiani coordinati da un orologio biologico centrale, che si sincronizza soprattutto con la luce. Quella mattutina tende ad anticipare il ritmo interno, mentre quella serale può ritardarlo. Lo spostamento delle lancette richiede alcuni giorni di adattamento, ma il disallineamento può essere già presente nella quotidianità, soprattutto per chi ha un cronotipo serale e deve rispettare orari rigidi al mattino. Il cosiddetto social jet lag nasce proprio dalla differenza tra gli orari imposti durante la settimana e quelli seguiti spontaneamente nei giorni liberi.
Il recupero concentrato nel fine settimana
Un’indagine realizzata da Doctolib tra il 7 e il 12 ottobre 2026 su 3.000 italiani maggiorenni rileva che il 32% dorme più a lungo nel fine settimana per recuperare il riposo perduto. Nel dettaglio, il 22% aggiunge circa un’ora e il 10% almeno due ore. La pratica può offrire sollievo, ma modificare troppo gli orari del sabato e della domenica rischia di rendere più difficile la ripresa della routine del lunedì. Anche caffeina e sonnellini incidono: per un caffè standard, il margine indicativo prima di coricarsi è di otto o nove ore, mentre un riposo pomeridiano breve può essere utile, a differenza di uno troppo lungo o tardivo.
Gli schermi rappresentano un’altra abitudine diffusa. Il 59% degli intervistati guarda serie o programmi televisivi prima di dormire e il 49% utilizza il telefono per social network, video o chat. Solo il 25% di chi usa lo smartphone si ferma entro un quarto d’ora; il 18% lo adopera per più di un’ora e il 14% continua fino ad addormentarsi. Tra questi ultimi, il 62% riferisce un risveglio poco o per niente ristoratore, contro il 45% di chi limita l’uso a meno di 15 minuti. Il dato indica una correlazione, ma non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto.
Quando la stanchezza merita attenzione
La difficoltà a riposare è più frequente tra i giovani: il 60% dei 18-34enni e il 61% dei 35-44enni si sveglia poco o per niente riposato, contro il 31% degli over 65. Pensieri, preoccupazioni, ansia e stress sono indicati dal 41% come cause della veglia notturna. La qualità percepita non dipende soltanto dalla durata: il 38% degli under 35 dichiara di dormire più di sette ore, ma il risveglio può restare insoddisfacente. Le donne riferiscono più spesso degli uomini di sentirsi poco riposate, con percentuali del 47% contro il 36%.
Tullo invita a distinguere un episodio occasionale da una condizione persistente. Nell’insonnia cronica le difficoltà ad addormentarsi, i risvegli o il sonno interrotto si verificano almeno tre notti alla settimana per almeno tre mesi, con conseguenze durante il giorno. Anche russamento intenso, pause respiratorie, risvegli con sensazione di soffocamento e sonnolenza marcata possono richiedere un approfondimento medico. Eppure soltanto il 24% degli intervistati ha parlato del proprio sonno con un professionista sanitario; tra chi si sveglia stanco la quota sale appena al 32%.
La privazione può riflettersi su attenzione, tempi di reazione e concentrazione, con effetti sulle attività quotidiane, sul lavoro e sulla guida. Per favorire l’adattamento al cambio dell’ora, l’indicazione è mantenere orari regolari, esporsi alla luce naturale al mattino, camminare all’aperto e ridurre gradualmente illuminazione e stimoli serali. Il 42% del campione dichiara di ricorrere ad almeno un rimedio: il 18% usa melatonina o integratori, il 17% tisane o camomilla, il 13% farmaci e il 2% alcol. In presenza di difficoltà durature, il consiglio è confrontarsi con un medico senza ricorrere autonomamente a farmaci o alcol.