Nazionale

Scompenso cardiaco, i segnali di un possibile peggioramento

Fiato corto, gonfiore, variazioni del peso e difficoltà notturne meritano un contatto tempestivo; nelle emergenze va chiamato il 112.

Per chi convive con lo scompenso cardiaco, fiato corto, caviglie gonfie e stanchezza possono essere disturbi già noti. A indicare un possibile peggioramento, però, è soprattutto il confronto con la propria condizione abituale: un affanno più intenso, maggiore difficoltà a respirare da sdraiati o durante la notte, gonfiore in aumento e una crescita rapida del peso vanno riferiti al team curante.

Nessuno di questi segnali, preso da solo, conferma una riacutizzazione e molti possono avere cause diverse. Diventano rilevanti quando sono nuovi o più marcati rispetto al solito. Per questo è importante non aspettare il controllo programmato se i sintomi cambiano.

Quando cambiano respiro e attività quotidiane

Un primo campanello d’allarme è la riduzione della tolleranza agli sforzi. Se una persona che prima saliva una rampa di scale senza fermarsi deve ora interrompersi a metà, la differenza rispetto alla propria normalità merita attenzione. Anche la necessità di usare più cuscini, la difficoltà a respirare da sdraiati o i risvegli notturni con il fiato corto vanno comunicati presto al medico. La difficoltà da sdraiati è definita ortopnea, mentre i risvegli improvvisi per mancanza d’aria possono corrispondere alla dispnea parossistica notturna.

Conta il cambiamento, non l’abitudine: dormire con tre cuscini da sempre non è di per sé un segnale, mentre averne bisogno per respirare meglio lo è, soprattutto se la situazione è comparsa di recente.

Gonfiore, peso e altri segnali da riferire

Quando il cuore pompa con maggiore difficoltà, i liquidi possono accumularsi. Un aumento del gonfiore a piedi, caviglie e gambe, oppure una pancia progressivamente più tesa, può accompagnare un peggioramento. Anche la bilancia può fornire un’indicazione: la Heart Failure Association della Società Europea di Cardiologia suggerisce di pesarsi ogni giorno alla stessa ora e di contattare medico o infermiere se il peso aumenta di oltre 2 chilogrammi in 3 giorni.

Questa è una soglia pratica di allerta, non un criterio diagnostico. Le indicazioni internazionali non sono tutte uguali e la soglia personale va concordata con chi segue il paziente. Inoltre, non bisogna aspettare di superare quel limite se affanno o gonfiore stanno aumentando.

Tra i disturbi meno specifici da riferire ci sono tosse persistente in peggioramento, palpitazioni nuove o più intense, capogiri, perdita di appetito e nausea. Possono dipendere dal cuore o da altre condizioni e devono essere valutati dal team curante. Confusione mentale, mani e piedi freddi e sudati e una netta riduzione delle urine possono invece accompagnare una ridotta perfusione degli organi: non vanno interpretati da soli, ma sottoposti a valutazione medica.

Alcune situazioni richiedono assistenza immediata. È necessario chiamare subito il 112 in caso di grave difficoltà respiratoria, pelle o labbra bluastre o grigiastre, dolore al petto persistente compatibile con un infarto o perdita di coscienza con mancata risposta normale. Anche una tosse con catarro schiumoso e rosato va valutata con urgenza, soprattutto se associata a forte affanno.

Conoscere il proprio stato abituale aiuta a riconoscere i cambiamenti: il fiato durante le scale, il numero di cuscini necessari e il peso del mattino sono riferimenti utili da condividere con chi cura la persona. Chiedere aiuto tempestivamente consente di valutare i sintomi senza attribuire loro da soli una causa precisa.