La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato al Senato la candidatura italiana di Porto Marghera come possibile sito europeo per lo stoccaggio strategico delle terre rare e di altre risorse considerate essenziali. Il tema è stato affrontato il 14 ottobre 2026, durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo.
Nel suo intervento, Meloni ha ricordato che litio, cobalto, grafite e terre rare sono necessari per la transizione energetica, lo sviluppo digitale e il settore della difesa. Secondo la premier, l’Europa dipende quasi interamente dalle importazioni, spesso concentrate su un solo Paese, e rischia quindi di sostituire una dipendenza con un’altra. In questo quadro, la candidatura di Marghera potrebbe portare alla realizzazione di uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico e diventare un progetto pilota.
Il progetto e il sostegno del territorio
L’iniziativa ha già raccolto consensi tra esponenti politici e rappresentanti del sistema produttivo veneto. Il bando europeo mette per ora a disposizione 14 milioni di euro. Il presidente dell’Autorità portuale, Matteo Gasparato, ha sostenuto che la candidatura riporta il porto e il territorio veneziano nell’agenda nazionale ed europea. Nella stessa direzione viene ricordata la visita effettuata a giugno dal ministro Adolfo Urso e dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea Stéphane Séjourné, indicata come un primo passaggio concreto.
La presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, ha richiamato i punti di forza dell’area: la tradizione manifatturiera, le opportunità della Zona logistica semplificata e una rete infrastrutturale e logistica ben collegata. Il presidente della Regione Alberto Stefani ha definito rilevante un progetto sul quale il Veneto intende investire, sottolineando la necessità di ridurre la dipendenza dalle importazioni e di rafforzare la sicurezza delle filiere industriali.
Il confronto sul futuro industriale
Il senatore veneziano Raffaele Speranzon ha auspicato che l’ambizione vada oltre il semplice stoccaggio e che Porto Marghera possa diventare il punto di partenza per una filiera industriale. La deputata Martina Semenzato ha evidenziato il possibile impiego delle terre rare nei motori elettrici, nelle turbine eoliche, nei semiconduttori e negli strumenti medicali, indicando nell’area veneziana la presenza ravvicinata di spazi produttivi, banchine e collegamenti.
Non mancano però le riserve. La consigliera regionale del Partito Democratico Monica Sambo ha avvertito che, se il progetto resterà limitato allo stoccaggio, Porto Marghera rischia di trasformarsi in un deposito di transito. Per la rappresentante dem servono invece lavorazione delle risorse, filiere tecnologiche complete, ricerca e occupazione stabile e qualificata. Il confronto resta quindi aperto tra l’ipotesi di un’infrastruttura strategica europea e la richiesta di un più ampio piano industriale per il territorio veneziano.