Internazionale

Corea del Sud, viaggio oltre la K-Culture tra tradizioni e contrasti

Dalle spiagge di Gwangalli ai sentieri di Seoraksan, un itinerario tra abitudini locali, solitudine urbana e memoria della guerra.

La Corea del Sud è una delle destinazioni più desiderate del momento, ma il successo della K-Culture rischia di restituirne un’immagine parziale. Per comprenderne le sfumature bisogna guardare oltre gli schermi e osservare la vita quotidiana, le consuetudini e le contraddizioni di un Paese dove modernità e tradizione convivono.

A Busan, seconda città del Paese dopo Seoul, il villaggio colorato di Gamcheon e i grattacieli di Haeundae sono solo alcuni dei luoghi più noti. Nel quartiere costiero di Gwangalli, già dalle cinque del mattino, la spiaggia si anima di persone anziane che nuotano, corrono, fanno stretching o utilizzano le palestre all’aperto. Durante l’estate, la zona è anche un punto di riferimento per pilates, SUP e vita all’aria aperta, nonostante la barriera linguistica renda più complessi i rapporti con la popolazione locale.

Anche gesti ordinari come fare la spesa diventano un modo per osservare la società. Nei supermercati coreani frutta e verdura sono spesso confezionate singolarmente, con prezzi che possono risultare elevati: una mela può arrivare a costare 4,50 euro. Nei mercati tradizionali, invece, i prodotti sono venduti nei sokuri, cestini colorati riempiti con quantità pensate soprattutto per le famiglie numerose. Il formato riflette il cambiamento sociale del Paese, sempre più segnato da nuclei piccoli e persone che vivono da sole.

Tra barbecue, solitudine e divinazione

La trasformazione riguarda anche il K-BBQ, il barbecue coreano tradizionalmente legato alla convivialità. I tavoli con la griglia centrale sono progettati per condividere carne marinata, contorni e kimchi, ma i ristoranti devono fare i conti con la crescita dei viaggiatori solitari. Molti locali accettano un cliente singolo solo a condizione che ordini almeno due o tre porzioni di carne.

Un’altra espressione della complessità coreana si incontra a Seomyeon, dove si concentrano gli studi di saju e i Tarot Cafés. Il saju interpreta il destino sulla base di anno, mese, giorno e ora di nascita e viene consultato per relazioni, lavoro, matrimoni, nuove attività o esami. Una lettura può costare tra 5 e 10 euro, mentre i locali dedicati ai Tarocchi, più contemporanei e orientati ai giovani, propongono spesso anche una bevanda. Per comunicare con le indovine può essere utile un’app di traduzione come Papago.

Allontanandosi dai grandi centri si raggiunge Sokcho, sulla costa nord-orientale, una località molto frequentata dai coreani ma meno dagli stranieri. A circa dieci chilometri si trova il Parco Nazionale di Seoraksan, dove la salita verso la cresta di Ulsanbawi richiede di affrontare circa 800 gradini d’acciaio. Dalla quota di 873 metri la vista comprende montagne, valli, cascate e oceano. Sul percorso si incontrano anche il tempio Sinheungsa e la statua del Buddha Tongil Daebul.

La costa e la memoria della divisione

Sokcho offre inoltre ristoranti di pesce, spiagge e scuole di surf, oltre alla ruota panoramica Sokcho Eye. A pochi minuti dal lungomare, l’Abai Village conserva invece la memoria dei profughi nordcoreani arrivati durante la guerra di Corea. Il quartiere, separato dal centro da un canale, è raggiungibile con il gaetbae, una zattera di legno tirata a mano dagli anziani del posto.

Per organizzare il soggiorno sono disponibili voli diretti dall’Italia verso Seoul Incheon da Roma e Milano, oltre a numerosi collegamenti con scalo. I trasporti pubblici sono considerati efficienti; per le lunghe distanze si possono utilizzare i treni ad alta velocità KTX, mentre gli autobus interurbani collegano le diverse aree del Paese. Per soggiorni di almeno una settimana a Busan, l’affitto di un appartamento può rappresentare un’opzione, mentre guesthouse e hotel essenziali sono indicati per gli itinerari itineranti.