Internazionale

Delta, utili 2026 tagliati dal caro carburante

La domanda premium sostiene i ricavi, ma l’aumento del jet fuel mette sotto pressione i margini del vettore statunitense.

Delta Air Lines ha chiuso il terzo trimestre del 2026 con ricavi record, ma l’aumento dei costi energetici ha spinto la compagnia a rivedere al ribasso le previsioni sugli utili dell’intero esercizio. L’amministratore delegato Ed Bastian ha inoltre avvertito che, se il prezzo del jet fuel resterà sui livelli attuali, per alcuni vettori potrebbero aprirsi scenari particolarmente difficili.

I risultati, presentati il 9 ottobre, mostrano una situazione contraddittoria per il trasporto aereo: la richiesta di viaggi resta sostenuta e le tariffe sono aumentate, ma la crescita degli incassi non è sufficiente a compensare l’impennata della spesa per il carburante. Tra luglio e settembre, Delta ha registrato ricavi adjusted pari a 17,6 miliardi di dollari, in aumento del 16% rispetto allo stesso periodo precedente, con una capacità rimasta sostanzialmente invariata.

L’utile ante imposte adjusted si è attestato a 1,5 miliardi di dollari, in linea con il risultato dello scorso anno. L’utile per azione, pari a 1,72 dollari, è invece risultato inferiore alle attese degli analisti. Il principale elemento di pressione sui conti è stato il carburante: la relativa spesa è cresciuta del 62%, raggiungendo quota 4,1 miliardi di dollari nel trimestre.

Per l’intero 2026, la compagnia prevede un aggravio dei costi per il carburante di circa 6 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente. Di conseguenza, Delta ha ridotto di quasi il 25% la stima dell’utile per azione, portandola dall’intervallo di 6,50-7,50 dollari a quello compreso tra 5,10 e 5,60 dollari.

Capacità sotto controllo per difendere i margini

Secondo Bastian, l’industria non può affrontare l’aumento dei costi semplicemente aggiungendo voli e posti disponibili. Se la pressione sul carburante proseguirà, nel 2027 potrebbe essere necessaria una maggiore disciplina sulla capacità, con l’obiettivo di sostenere le tariffe e proteggere i margini.

Il manager ha delineato uno scenario di possibile selezione tra i vettori, ricordando che soltanto tre compagnie aeree statunitensi hanno mantenuto una redditività positiva nel periodo successivo alla pandemia e che appena tre hanno registrato utili nell’anno in corso. La strategia di Delta appare già orientata al contenimento dell’offerta: i prezzi dei biglietti sono aumentati sensibilmente, ma anche incrementi nell’ordine del 20% non hanno consentito di assorbire completamente lo shock energetico.

Le cabine premium sostengono i risultati

A sostenere la performance sono stati soprattutto i passeggeri con maggiore capacità di spesa e il traffico corporate. Nel terzo trimestre, i ricavi delle cabine premium sono cresciuti del 18%, arrivando a 6,8 miliardi di dollari. Sono aumentati anche i proventi dei programmi fedeltà, mentre i pagamenti di American Express sono destinati a superare i 9 miliardi nell’intero esercizio.

La domanda di viaggi di fascia alta continua a superare l’offerta, mentre i consumatori con minore disponibilità economica risentono maggiormente degli aumenti tariffari. Questa polarizzazione sta spingendo le principali compagnie statunitensi a concentrarsi sui servizi premium e sulle rotte più redditizie.

Nonostante la revisione delle stime sugli utili, Delta prevede per il quarto trimestre una crescita dei ricavi di circa il 20%. Anche le prenotazioni anticipate per il 2027 mostrano segnali positivi, soprattutto sul mercato internazionale. La sfida, quindi, non riguarda tanto il riempimento degli aerei quanto la possibilità di farlo a condizioni sostenibili. Se il caro carburante dovesse persistere, il prossimo anno potrebbe aprire una nuova fase di ridimensionamento dell’offerta e di maggiore pressione competitiva nel trasporto aereo mondiale.