Rossi, gialli, verdi, neri o bianchi, i peperoncini sono presenti in numerose cucine e vengono utilizzati per aggiungere colore, aroma e intensità ai piatti. La loro caratteristica principale è la piccantezza, legata alla presenza di capsaicina, una sostanza contenuta soprattutto nella parte interna del frutto.
Il peperoncino era conosciuto già da Aztechi e Maya, che lo impiegavano sia in cucina sia nella medicina tradizionale. Dopo la scoperta dell’America, la pianta del genere Capsicum arrivò in Europa e si diffuse anche nell’area mediterranea, dove ancora oggi è un ingrediente comune.
Il ruolo della capsaicina
La sensazione pungente non viene percepita come un sapore vero e proprio. La capsaicina stimola infatti i nocicettori, recettori sensibili agli stimoli termici e al dolore presenti sulla pelle e sulle mucose. È questo meccanismo a generare la percezione di calore associata al consumo del frutto.
Alla capsaicina vengono attribuiti diversi possibili effetti. Il peperoncino può stimolare la secrezione gastrica e favorire la digestione; le sue proprietà antibatteriche sono inoltre associate al mantenimento dell’equilibrio della flora intestinale. Alcuni studi hanno collegato la sostanza anche a possibili effetti sul sistema cardiovascolare, tra cui la riduzione del colesterolo LDL e un miglioramento della circolazione. Si tratta, tuttavia, di indicazioni che non sostituiscono il parere medico né una corretta alimentazione complessiva.
La capsaicina è utilizzata anche in ambito farmaceutico per creme e cerotti destinati ad alleviare alcuni tipi di dolore. L’azione è legata alla riduzione della percezione dolorosa a livello delle terminazioni nervose. Il frutto contiene inoltre vitamina C, betacarotene e antiossidanti, elementi associati al normale funzionamento dell’organismo.
Moderazione e tradizioni popolari
Un altro effetto attribuito alla capsaicina è quello termogenico, cioè la capacità di aumentare temporaneamente la produzione di calore e il dispendio energetico. Per questo il peperoncino viene talvolta inserito nei regimi alimentari orientati al controllo del peso. La sostanza può inoltre favorire la produzione di endorfine, associate a una sensazione di piacere e benessere.
Il consumo deve comunque essere adeguato alle condizioni individuali. Quantità elevate possono irritare le mucose gastriche e intestinali e provocare bruciore o altri disturbi, soprattutto nelle persone che soffrono di gastrite, ulcera o reflusso. La tolleranza è soggettiva e, in presenza di patologie o sintomi persistenti, è opportuno consultare un professionista sanitario.
Accanto all’uso alimentare, al peperoncino sono state attribuite nel tempo anche funzioni simboliche e rituali. Nel Sud Italia dell’Ottocento alcuni venditori di piazza lo portavano con sé come protezione dalla jettatura, soprattutto durante la gestione del denaro o la conclusione di affari. In diverse famiglie questa tradizione è sopravvissuta attraverso mazzetti appesi in cucina o collocati vicino ai portafogli.
In Messico, nella regione di Coahuila, il frutto compare in pratiche popolari destinate a contrastare la cosiddetta salatura, descritta come una forma di magia nera. In questi rituali veniva bruciata una miscela con peperoncino, anice stellato, aglio, ruta, rosmarino, storace e mirra. Al di là delle credenze, il peperoncino resta soprattutto un ingrediente versatile, da utilizzare con misura all’interno di una dieta equilibrata.