Niccolò Biancalani, medico di medicina generale originario di Prato, è il nuovo segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale. L’elezione è avvenuta sabato 10 ottobre durante l’85esimo congresso nazionale Fimmg-Metis, in corso a Villasimius, in Sardegna.
Classe 1982, Biancalani ha guidato finora la Fimmg Toscana. Nel ruolo regionale ha avviato un percorso incentrato sul rinnovamento generazionale e sulla condivisione delle scelte con le segreterie provinciali, affrontando i cambiamenti legati alla riorganizzazione della sanità territoriale.
Il programma per la medicina territoriale
Alla consultazione nazionale Biancalani si è presentato con il programma Orizzonte 2030, che punta a rafforzare il ruolo della medicina generale nell’assistenza territoriale e, parallelamente, a rinnovare l’organizzazione e le modalità di rappresentanza della federazione.
Tra gli obiettivi indicati dal neo segretario c’è la costruzione di una medicina generale più organizzata, capace di lavorare in équipe e di rispondere in modo proattivo ai bisogni delle persone. Nel progetto vengono richiamati anche i principi della continuità della relazione, della prossimità, della fiducia e dell’autonomia professionale del medico.
Biancalani ha indicato come strumenti necessari un’organizzazione minima garantita per tutti i medici, personale e diagnostica di primo livello negli studi, un ruolo più forte delle Aggregazioni Funzionali Territoriali e una maggiore integrazione con le Case della Comunità e con la rete dei servizi.
Ridurre la burocrazia
Un altro punto del programma riguarda il tempo da dedicare ai pazienti. Secondo il nuovo segretario nazionale, la riduzione degli adempimenti burocratici e l’impiego della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale dovranno servire a semplificare il lavoro dei medici, senza aumentare il carico degli obblighi amministrativi.
Sul piano interno, Biancalani ha inoltre indicato l’obiettivo di una Fimmg più partecipata e vicina agli iscritti, con un maggiore coinvolgimento dei territori. Il percorso dovrebbe valorizzare sia l’esperienza dei dirigenti sia le competenze delle nuove generazioni, accompagnando l’evoluzione dell’assistenza e mantenendo al centro i medici e le persone che si affidano alle loro cure.