Ferrara (FE)

Una valutazione non racconta la fragilità quotidiana

La richiesta del contrassegno riapre il tema degli spostamenti sicuri per persone anziane e caregiver

Una risposta attesa per 30 giorni e affidata a una sola casella barrata su un modulo della Medicina Legale. È da questo esito che prende le mosse la lettera di Patrizia Turchi, che racconta la situazione della madre anziana, fragile e affetta da demenza. Nel documento è stato indicato che la donna non presenta una capacità deambulatoria impedita o sensibilmente ridotta, una valutazione che ha escluso la possibilità di ottenere il contrassegno per gli spostamenti.

La difficoltà oltre il modulo

Secondo la testimonianza, però, quella valutazione non restituirebbe la complessità della vita quotidiana. La madre ha difficoltà evidenti nel camminare e, a causa della demenza, affronta con fatica gli spostamenti fuori casa. A occuparsi di lei sono le figlie, impegnate a organizzare visite e commissioni, prevenire gli imprevisti e rendere possibile una quotidianità il più possibile normale in una condizione che normale non è più.

Ogni uscita richiede una preparazione precisa. Prima di partire bisogna individuare la zona, valutare dove parcheggiare e stimare la distanza dall’ingresso. Può essere necessario cercare qualcuno che aiuti nell’accompagnamento. In mancanza di un posto vicino, una delle figlie può trovarsi costretta a lasciare temporaneamente la madre davanti a un accesso mentre cerca parcheggio. Sono pochi minuti, ma per chi assiste una persona con demenza e problemi di deambulazione possono diventare un tempo carico di preoccupazione.

Il timore è che l’anziana si sposti, dimentichi dove deve attendere, perda l’equilibrio o cada. Chi la accompagna deve quindi correre per ritrovarla, affrontando l’ansia e il rischio che la situazione peggiori. La fragilità, sostiene Turchi, non si manifesta soltanto nei pochi minuti di una valutazione o nelle risposte contenute in un modulo, ma anche nel momento in cui occorre attraversare una strada, raggiungere un ambulatorio o accompagnare una persona che non riesce più a orientarsi.

Una richiesta di sicurezza

Nella lettera il contrassegno viene descritto non come una comodità o come la ricerca di un posto auto privilegiato, ma come uno strumento per rendere più sicuri e dignitosi gli spostamenti della madre e per ridurre, almeno in parte, il peso sulle figlie. La richiesta, sottolinea l’autrice, era quella di un aiuto e non di un privilegio.

Il tema sollevato riguarda quindi il modo in cui vengono considerate le condizioni di fragilità. Per Turchi, la valutazione dovrebbe tenere conto anche di ciò che accade fuori da una stanza, da un ambulatorio e dal modulo compilato dalla Medicina Legale. È nel contesto concreto degli spostamenti che le difficoltà possono diventare evidenti: quando il caregiver deve scegliere se lasciare l’anziana ad aspettare o farla camminare più di quanto sia in grado di fare.

La lettera si conclude con un appello a non lasciare sole le famiglie che si prendono cura di persone fragili. Dietro una crocetta, osserva l’autrice, ci sono una madre che ha bisogno di essere accompagnata e figlie che accompagnano ogni giorno, ma che avrebbero bisogno di sentirsi sostenute dal sistema. Una decisione amministrativa apparentemente minima può incidere sulla sicurezza degli spostamenti e sulla possibilità di affrontare una giornata senza chiedersi continuamente come gestire la situazione.