Reggio nell'emilia (RE)

Tumore al seno, a Reggio Emilia chirurgia e ricostruzione

Il percorso dopo la mastectomia comprende tecniche personalizzate e sostegno psicologico

Nel Reggiano vengono diagnosticati ogni anno circa 500 tumori infiltranti della mammella e un’ottantina di forme in situ. I dati sono stati illustrati nel mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, durante un approfondimento sul lavoro della Chirurgia senologica dell’Ausl reggiana e sulla collaborazione con la Chirurgia plastica ricostruttiva del Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.

Secondo Eugenio Cenini, direttore della struttura di Chirurgia senologica dell’Ausl reggiana, circa il 30% dei nuovi tumori diagnosticati annualmente nella provincia riguarda la mammella. Le campagne di screening consentono di individuare una parte significativa delle neoplasie in fase iniziale: il 56% delle pazienti, ha spiegato il medico, riceve una diagnosi quando la lesione è ancora di dimensioni molto ridotte.

Il ruolo della ricostruzione

Il tema è stato affrontato nella puntata del programma Il Medico e il Cittadino dedicata al Bra Day, la giornata internazionale nata per promuovere la conoscenza della ricostruzione mammaria dopo un intervento oncologico. Al centro sono stati illustrati il percorso delle pazienti sottoposte a mastectomia e l’integrazione tra l’attività senologica e quella ricostruttiva.

Alle donne che affrontano una mastectomia viene garantito dal Servizio sanitario nazionale anche l’intervento di chirurgia plastica ricostruttiva. Si tratta di una fase che, oltre agli aspetti clinici, può incidere sul recupero dell’immagine corporea, dell’autostima e della qualità della vita. Nel percorso hanno un ruolo anche le associazioni di volontari e pazienti, attive sul territorio provinciale.

Sono quasi 5.000 le donne della provincia che hanno affrontato o stanno combattendo contro un tumore al seno. La diagnosi precoce e l’evoluzione delle cure hanno modificato la prospettiva della malattia, che nella maggior parte dei casi oggi può essere trattata senza rappresentare una condanna a morte.

Tecniche sempre più personalizzate

Fabio Castagnetti, responsabile della Struttura semplice dipartimentale di Chirurgia plastica dell’Ausl, ha spiegato che la tendenza è verso tecniche meno invasive e più rispettose dei tessuti della paziente. In alcuni casi la protesi viene posizionata davanti al muscolo, al di sotto del lembo della mastectomia.

La scelta dell’intervento, ha sottolineato Castagnetti, deve essere valutata caso per caso, considerando le caratteristiche fisiche della paziente e le risorse dei tessuti disponibili. L’obiettivo è individuare il progetto ricostruttivo più adatto a ogni situazione, all’interno di un percorso che coinvolge competenze chirurgiche diverse e tiene conto anche delle conseguenze psicologiche e relazionali della malattia.