Il giorno dell’esame per la glicemia a digiuno il caffè va rimandato a dopo il prelievo, anche se viene bevuto senza zucchero. Le indicazioni di preparazione consentono infatti soltanto l’acqua. La raccomandazione non nasce dalla certezza che ogni tazza alteri in modo rilevante il valore, ma dalla necessità di svolgere il test in condizioni uniformi e confrontabili.
La glicemia plasmatica a digiuno misura la quantità di glucosio presente nel sangue in un momento preciso. Per questo sono richieste almeno otto ore senza calorie, durante le quali è possibile bere acqua. Il laboratorio può indicare un periodo più lungo, per esempio dodici ore, soprattutto quando nello stesso appuntamento sono previsti altri esami. In tal caso vanno seguite le istruzioni ricevute, senza considerare le dodici ore una regola valida per ogni controllo della glicemia.
Perché anche il caffè amaro non è considerato parte del digiuno
Le raccomandazioni per la preparazione del prelievo chiedono di evitare il caffè e, più in generale, le bevande contenenti caffeina. L’obiettivo è fare in modo che le persone arrivino all’esame nelle stesse condizioni, così da rendere i risultati confrontabili nel tempo e tra individui diversi. Il fatto che una bevanda sia priva di zucchero, quindi, non significa automaticamente che sia ammessa durante il digiuno.
Le prove scientifiche sull’effetto di una singola tazza di caffè nero sulla glicemia a digiuno sono tuttavia limitate e non univoche. Una revisione di piccoli studi condotti su persone con diabete ha rilevato aumenti soprattutto nella risposta glicemica dopo l’assunzione di zuccheri o carboidrati. Prima di quel carico, nel diabete di tipo 2, l’effetto risultava invece disomogeneo.
Un altro studio, condotto su dieci giovani adulti sani, ha confrontato la glicemia misurata trenta minuti dopo circa 237 millilitri di caffè nero con quella rilevata dopo l’acqua. La differenza era di appena 0,4 mg/dL. Il numero ridotto di partecipanti e l’unico momento di misurazione non consentono però di estendere il risultato alla popolazione generale. Per questo non è corretto affermare né che il caffè falsi sempre l’esame né che non lo modifichi mai.
Se il caffè è già stato bevuto
Se ci si accorge dell’errore dopo aver terminato la tazza, occorre informare il personale prima del prelievo. La possibilità di ripetere l’esame in un altro giorno dipende dagli esami richiesti e dalla situazione clinica; la preparazione non completa deve comunque essere segnalata.
Un discorso diverso riguarda i farmaci del mattino. Le terapie non devono essere sospese autonomamente per rispettare il digiuno. Alcuni medicinali possono influenzare la glicemia, quindi bisogna concordare con il medico quali assumere e con quali modalità, evitando di prendere o saltare i farmaci in modo indiscriminato.
Negli adulti non in gravidanza, un valore pari o superiore a 126 mg/dL raggiunge la soglia utilizzata per la diagnosi di diabete. In assenza di un’iperglicemia inequivocabile, la diagnosi richiede però una conferma con due risultati anomali, ottenuti ripetendo l’esame o utilizzando due test diversi. Un risultato elevato va quindi discusso con il medico e non attribuito automaticamente al caffè.
Tra gli esami di conferma può esserci l’emoglobina glicata, che riflette la media del glucosio degli ultimi due o tre mesi e, da sola, non richiede il digiuno. Non sostituisce tuttavia in ogni situazione la glicemia. Rimandare il caffè non modifica in modo prevedibile il valore: serve a garantire che il prelievo avvenga nelle condizioni previste dal test.