Valle d'Aosta

Valle d’Aosta, sport e turismo oltre la neve

Gli esperti indicano destagionalizzazione e offerte meno dipendenti dall’innevamento

Università della Valle d’Aosta ha ospitato venerdì 9 ottobre 2026 un convegno dedicato agli effetti del cambiamento climatico sullo sport e sul turismo montano. L’incontro ha riunito tre esperti in un dialogo con la comunità, con l’obiettivo di analizzare l’evoluzione delle condizioni ambientali e le strategie necessarie per il futuro del territorio.

Al centro della discussione è stata la sostenibilità del turismo di montagna, soprattutto di quello legato alla neve. Alessandro Pezzoli, ricercatore confermato di meteorologia e climatologia al Politecnico di Torino, ha distinto tra un turismo montano sostenibile e un modello basato esclusivamente sull’innevamento. Secondo il ricercatore, il clima non deve essere considerato soltanto un ostacolo, ma una risorsa da conoscere e gestire attraverso nuove proposte.

Tra i dati citati durante il convegno figura quello secondo cui un vacanziere su quattro rinuncerebbe alla settimana bianca in caso di innevamento incerto. Da qui la necessità di puntare su un’offerta destagionalizzata, capace di intercettare i visitatori anche al di fuori della stagione invernale e di tenere conto delle caratteristiche e delle esigenze del territorio.

Temperature in aumento e stagioni sciistiche più brevi

Pezzoli ha ricordato che sulle Alpi il riscaldamento rispetto all’epoca preindustriale è oggi di circa 2 gradi. Nelle regioni montane, entro il 2050, sono previsti aumenti termici compresi tra 1 e 4 gradi. L’incremento delle temperature incide sulla durata delle stagioni e sulla possibilità di organizzare attività sportive e turistiche legate alla presenza della neve.

Per definire una giornata sciabile è necessaria una quantità minima di 30 centimetri di neve al suolo, mentre un comprensorio viene considerato affidabile quando può contare su almeno 100 giornate sciabili. La riduzione di questi periodi comporta stagioni più brevi, minori opportunità per l’innevamento artificiale e una concentrazione dei ricavi in finestre temporali sempre più limitate.

Il quadro cambia in base alla quota. In Valle d’Aosta, oltre i 2700 metri, le nevicate invernali potrebbero rimanere quasi invariate, mentre nei fondovalle la diminuzione potrebbe arrivare fino al 21 per cento. Nelle aree comprese tra 1500 e 1800 metri, secondo l’analisi presentata, saranno necessarie strategie ibride che combinino sci, innevamento tecnico, attività all’aperto e servizi non dipendenti dalla neve. Al di sotto dei 1500 metri, invece, l’innevamento artificiale non sarebbe più sufficiente e diventerebbe indispensabile costruire un’offerta distribuita durante tutto l’anno.

La diversificazione come strategia

L’estate appena trascorsa, descritta come la più calda e siccitosa dell’ultimo periodo, ha registrato anche un aumento senza precedenti dei flussi turistici in Valle d’Aosta. Il dato è stato indicato come un possibile segnale dello spostamento della domanda verso i mesi estivi, primaverili e autunnali. Per affrontare il cambiamento, gli esperti hanno sottolineato l’importanza di diversificare le attività, rafforzare la cooperazione tra gli operatori e privilegiare azioni diffuse a basso investimento.

Carmine Tripodi, professore associato di economia aziendale presso l’Università della Valle d’Aosta e il centro CT-TEM, ha richiamato la necessità di evitare sia il negazionismo del cambiamento climatico sia il riconoscimento del problema senza conseguenti interventi. La gestione della trasformazione, ha spiegato, richiede l’integrazione di competenze e un confronto costante con gli operatori turistici e con i visitatori, per capire come il clima stia modificando i fattori di attrattività delle località.

Anna Maria Pioletti, referente rettorale per lo sport e professoressa ordinaria di geografia economico-politica all’Università della Valle d’Aosta e al centro CT-TEM, ha infine ricordato gli studi di Giotto Dainelli. Già nel 1902, il geografo e geologo aveva osservato il ritiro dei ghiacciai del Monte Rosa. Un riferimento storico utilizzato per ribadire il ruolo della ricerca: osservare il territorio, ricostruirne i cambiamenti e sviluppare strumenti utili a immaginare le trasformazioni future.