Patrizio Ceccagnoli non ha ricevuto il Nobel per la Letteratura, ma considera il riconoscimento assegnato ad Anne Carson anche un risultato legato al proprio lavoro. Il traduttore e docente universitario perugino ha infatti portato in italiano dieci pubblicazioni della scrittrice canadese, premiata giovedì dall’Accademia di Svezia. Ceccagnoli, 51 anni, si è detto molto contento di avere contribuito alla diffusione delle opere dell’autrice e ha letto il premio come un invito a riscoprire la poesia e la letteratura.
Originario di Perugia, Ceccagnoli insegna dal 2014 negli Stati Uniti ed è professore associato di Letteratura italiana all’Università del Kansas. È inoltre caporedattore della rivista Italian Poetry Review. Dopo la laurea magna cum laude in Lettere classiche all’Università degli studi di Perugia, conseguita nel 2001, ha ottenuto nel 2011 il dottorato in Studi italiani alla Columbia University di New York.
Un rapporto nato dalla lettura
Il legame professionale con Carson è iniziato quasi per caso. Ceccagnoli racconta di essere stato prima di tutto un lettore e un ammiratore dell’autrice, fino a quando un collega li ha messi in contatto. Da quel momento è diventato uno dei suoi traduttori italiani, probabilmente quello che ha lavorato sul maggior numero di suoi libri. Sono dieci le opere di Carson tradotte da Ceccagnoli, un risultato non frequente per un singolo traduttore.
Il rapporto con la scrittrice si è sviluppato soprattutto attraverso la corrispondenza. Quando Ceccagnoli viveva a New York, città frequentata anche da Carson, i due si sarebbero incontrati una sola volta. Il contatto più diretto è invece cominciato dopo il trasferimento in Kansas. Oggi traduttore e autrice si scambiano soprattutto email, con un rapporto descritto dallo stesso Ceccagnoli in tono ironico e rispettoso.
La complessità della traduzione
Per Ceccagnoli, Carson affronta le grandi questioni del presente senza inseguire le mode e con uno sguardo poetico radicato nel mito. Tradurre i suoi versi, però, richiede un lavoro particolarmente accurato: non basta una resa meccanica del testo, perché spesso è necessario interpretare e scegliere le parole più adatte a trasferire significati e sfumature in un’altra lingua.
Il traduttore rivendica il valore di questo mestiere, che porta avanti soprattutto per passione, ma sottolinea come venga ancora considerato poco un lavoro vero. A suo giudizio, chi conosce le lingue può avvicinarsi alla traduzione anche per il desiderio di leggere in profondità e di far conoscere un autore in una lingua diversa da quella originale. La visibilità ottenuta da Carson con il Premio Nobel, osserva, rischia però di confermare una consuetudine: parlare di poesia e letteratura soprattutto in occasione di un riconoscimento.
A novembre è prevista l’uscita di Red Doc, seguito del romanzo in versi Autobiografia del rosso, considerato il libro più noto di Carson. Il volume sarà pubblicato da La Nave di Teseo nella collana Oceani e sarà tradotto ancora da Ceccagnoli, che ha spiegato di aver appreso dalla stampa del clamore suscitato dal Nobel. Tra gli altri autori tradotti dal docente figura anche Michael Ondaatje, del quale nel 2025 è uscita per Garzanti la versione italiana della raccolta poetica Un anno di cose ultime.