L’Italia è il principale polo mondiale per la costruzione di navi da crociera. Secondo uno studio di Cassa Depositi e Prestiti, anticipato dal Sole 24 Ore, il Paese assorbirà il 57% degli ordini globali previsti tra il 2026 e il 2039 e il 54,4% del valore delle navi ordinate. Il settore nazionale conta 451 imprese navalmeccaniche, esclusa la nautica, e sviluppa un fatturato complessivo di 7,9 miliardi di euro.
La distanza rispetto alle principali concorrenti europee è significativa: la Germania si ferma al 19% degli ordini e la Francia al 14%. A guidare la graduatoria dei singoli gruppi è Fincantieri, che realizzerà il 56% delle nuove navi da crociera in consegna nel mondo fino al 2039. Ai cantieri italiani si aggiunge T Mariotti, con una quota dell’1%.
Una filiera che supera i cantieri
La seconda posizione è occupata dalla Germania, con il 14% di Meyer Werft, a cui si somma il 5% dei cantieri finlandesi di Turku. Al terzo posto figurano i francesi di Chantiers de l’Atlantique, con il 14%, mentre il restante 10% è distribuito tra gli altri Paesi. Il comparto italiano, sottolinea il report, coinvolge anche un ampio sistema di fornitori e servizi specializzati.
La costruzione di navi e strutture galleggianti rappresenta circa il 36% del valore aggiunto della filiera, pari a 1,7 miliardi di euro su un totale di 4,8 miliardi. Le attività a monte e a valle aggiungono oltre 3 miliardi di euro. Italia e Francia sono soprattutto concentrate sul segmento passeggeri, che pesa rispettivamente per il 75% e il 64% del loro export di settore. La Germania, invece, è più presente nelle navi cargo di piccole dimensioni.
Sui volumi produttivi il quadro cambia. Il comparto passeggeri, che comprende navi da crociera e traghetti, incide per poco più del 2%, mentre l’Asia ha conquistato una posizione dominante. La Cina vale oltre la metà della produzione mondiale e il 60% degli ordini, seguita da Corea e Giappone. L’Europa resta intorno al 3% della produzione complessiva, secondo i dati aggiornati al 2025.
L’impatto delle crociere nel Lazio
Il report Cruise Port Profile: Civitavecchia, realizzato da Oxford Economics per Clia, quantifica in 1,5 miliardi di euro l’impatto economico generato nel Lazio dalle attività crocieristiche che fanno capo allo scalo. Il contributo al Pil regionale è di 714 milioni di euro, mentre i posti di lavoro sostenuti sono quasi 11mila, per 322 milioni di euro di salari.
Nel 2024 la spesa direttamente collegata al porto ha raggiunto un miliardo di euro: 671 milioni sono attribuiti a passeggeri ed equipaggi e 329 milioni alle compagnie, tra diritti, tasse portuali, rifornimenti e manutenzioni. A questi si aggiungono 324 milioni di effetti indiretti lungo la catena dei fornitori e 187 milioni legati ai consumi dei lavoratori.
I posti di lavoro diretti sono 7.440, a cui si sommano 1.940 occupati nella filiera di fornitura e circa 1.540 attivati dalla spesa salariale. Accoglienza e ristorazione concentrano oltre 2.900 posti e 122 milioni di contributo al Pil; seguono commercio e comparto culturale e del tempo libero.
Lo scalo alimenta inoltre i flussi turistici regionali. Il 54% dei passeggeri in turnaround trascorre almeno una notte a Roma, con una media di 3,3 notti, mentre il 36% pernotta in altre destinazioni italiane per 4,4 notti. Chi raggiunge la Capitale spende in media 229 euro, contro gli 82 euro di chi resta a Civitavecchia; per i passeggeri in turnaround la spesa complessiva arriva a 395 euro a persona.
A Civitavecchia passeggeri ed equipaggi hanno speso 158 milioni di euro, attivando 234 milioni di output economico, 122 milioni di Pil e quasi 2mila posti di lavoro. Il commercio al dettaglio assorbe il 27% della spesa, la ristorazione il 23% e i trasporti il 18%. Gli Stati Uniti sono il principale mercato estero. La stagione, concentrata tra maggio e ottobre, registra circa 450mila visitatori al mese e una distribuzione dei flussi più equilibrata rispetto ad altre aree del Mediterraneo.