In Italia sono attivi 262 data center, con una concentrazione particolarmente elevata in Lombardia. La regione ospita circa il 45% delle strutture nazionali, mentre la capacità installata ha raggiunto 609 MW a fine 2025, oltre il doppio rispetto al 2020.
Il dato emerge dall’AI for Energy Report 2026, elaborato da Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Dei 609 MW complessivi, 414 MW sono concentrati nell’area di Milano, soprattutto nella zona nord-occidentale. La distribuzione territoriale conferma il ruolo dell’area lombarda come principale polo nazionale per le infrastrutture dedicate all’elaborazione e alla gestione dei dati.
Le prospettive al 2030
Secondo le simulazioni contenute nel rapporto, la capacità italiana potrebbe arrivare a 0,9 GW entro il 2030 nello scenario di crescita più contenuta. In presenza di un’attrattività media, il valore salirebbe a 1,2 GW, mentre lo scenario più favorevole, sostenuto da politiche mirate e maggiori investimenti, porterebbe fino a 1,8 GW.
Le proiezioni considerano anche le richieste di connessione alla rete elettrica in alta e altissima tensione, aggiornate mensilmente da Terna. A fine agosto le richieste complessive ammontavano a 101,4 GW; di questi, 1,9 GW risultavano al termine del procedimento di allaccio.
Il peso sui consumi elettrici
Il fenomeno si inserisce in una crescita più ampia della domanda energetica legata alle infrastrutture digitali. In Europa, tra il 2023 e il 2030, i data center dovrebbero contribuire per il 28% all’aumento del fabbisogno elettrico, con un incremento stimato in 89 TWh. Si tratta del secondo contributo più rilevante dopo quello dell’industria, previsto in 177 TWh.
Nel periodo considerato, il fabbisogno elettrico europeo complessivo dovrebbe crescere dell’1,4%, passando da 3.214 a 3.533 TWh. L’espansione dei data center, accelerata dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, pone quindi il tema della sostenibilità ambientale e della disponibilità di energia.
«La crescita dell’AI rende sempre più centrale la sostenibilità delle infrastrutture digitali che ne consentono l’evoluzione», osserva Federico Frattini, vicedirettore di Energy&Strategy e direttore scientifico del rapporto. Tra le leve indicate figurano l’efficientamento dei data center, l’ottimizzazione dei sistemi di raffreddamento, la riduzione dei consumi idrici e l’approvvigionamento da fonti rinnovabili.
Il rapporto richiama inoltre la necessità di sviluppare modelli di intelligenza artificiale capaci di ridurre il fabbisogno di calcolo e di energia senza compromettere le prestazioni. Per Frattini, la crescita della capacità computazionale dovrà procedere insieme alla sostenibilità e alla sovranità tecnologica: a maggio, tra i 50 modelli AI più utilizzati al mondo, soltanto due non erano sviluppati negli Stati Uniti o in Cina.