Il Consiglio provinciale di Viterbo ha approvato con nove voti favorevoli e quattro contrari la mozione sulla scritta di epoca fascista riemersa sulla facciata del liceo classico Buratti, ospitato nell’edificio noto come Casa del balilla. Il documento impegna l’ente a procedere con il restauro conservativo della scritta e con la sua successiva copertura, così da evitarne una lettura celebrativa.
La mozione rappresenta l’esito di un percorso avviato dal Partito democratico e modificato nel corso dei lavori in commissione con il contributo di Forza Italia e dei gruppi civici. L’obiettivo indicato nel testo è custodire la testimonianza storica senza mantenerla visibile sulla facciata dell’istituto scolastico. La discussione è stata collegata anche all’attenzione suscitata dalla vicenda tra gli studenti e nella comunità locale.
Le ragioni della mozione
Simone Brunelli, esponente di Tuscia democratica, ha spiegato che l’iniziativa politica è nata dopo una mobilitazione spontanea e dal basso. Secondo il consigliere, davanti all’interesse mostrato dalle nuove generazioni la politica aveva il dovere di intervenire. La proposta, ha chiarito, non punta a cancellare la testimonianza, ma a conservarla sotto la tinteggiatura dell’edificio, evitando di darle risalto in un luogo destinato alla formazione e allo sviluppo del pensiero critico.
Giulia De Santis, anche lei esponente del gruppo democratico, ha richiamato il ruolo degli amministratori nel recepire le richieste dei cittadini. L’intervento sul plesso scolastico è stato presentato come una scelta coerente con i valori democratici della comunità. Il testo definitivo è stato quindi costruito attraverso una mediazione con l’area centrista e moderata.
Il voto contrario di Fratelli d’Italia
Umberto Fusco, del gruppo Tuscia centristi azzurri civici, ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto in commissione. Andrea Di Sorte, di Forza Italia, ha rivendicato il contributo alla revisione del documento e ha manifestato rammarico per l’assenza di un voto unanime. A suo giudizio, il tema dell’antifascismo avrebbe dovuto rappresentare un punto condiviso dall’intero territorio, al di là degli aspetti regolamentari.
Stefano Bigiotti, esponente di Casa dei comuni e Fratelli d’Italia, ha invece votato contro. La sua posizione si è concentrata soprattutto sulla procedura e sulla tempistica: prima di assumere una decisione nel merito, ha sostenuto, sarebbe stato necessario conoscere l’esito del procedimento della Soprintendenza e disporre di tutti gli elementi tecnici. Bigiotti ha aggiunto che l’antifascismo della provincia non avrebbe bisogno di essere certificato da una mozione, ma dovrebbe emergere dal rispetto della Costituzione e delle istituzioni.
Al termine della seduta, il presidente della Provincia Alessandro Romoli ha difeso il percorso seguito dagli uffici e ha sottolineato che la mozione non interviene direttamente sulla procedura tecnica. Il documento, ha spiegato, ricontestualizza le modalità dell’intervento e ribadisce la necessità di evitare un carattere celebrativo della scritta, legata a una cultura oggi condannata. Con il voto dell’aula, la questione ha dunque ricevuto un indirizzo politico, mentre restano agli uffici competenti e alla Soprintendenza i passaggi tecnici necessari.