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Riciclo, in Italia la filiera delle materie prime è incompleta

Piccoli apparecchi, pile e pannelli alimentano una sfida industriale tra recupero, raffinazione e autorizzazioni.

La filiera italiana delle materie prime critiche presenta ancora due fragilità: la raccolta dei rifiuti elettronici e l’assenza di alcuni passaggi industriali necessari per recuperare i materiali di maggior valore. Secondo Erion, sistema multiconsortile no profit di Responsabilità Estesa del Produttore, ogni anno 100mila tonnellate di piccoli apparecchi e 6mila tonnellate di pile finiscono nei rifiuti indifferenziati.

Il problema riguarda anche il trattamento dei materiali intercettati. Il 38% dei rifiuti elettronici raccolti non arriva infatti a un corretto processo di recupero, ma viene avviato verso canali paralleli, esterni ai circuiti autorizzati. L’aumento dei punti di conferimento può però incidere sui risultati: a Napoli, 73 nuove strutture collocate tra centri commerciali e scuole hanno fatto crescere la raccolta del 13% a gennaio 2026 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Il recupero dei pannelli si ferma dopo la frantumazione

Una seconda criticità riguarda la parte finale della catena. Il gruppo di lavoro che ha coinvolto Assorisorse e la Fondazione Eni Enrico Mattei ha analizzato, tra gli altri casi, quello dei pannelli solari. In Italia tre impianti li smontano e li triturano, mentre un quarto è in fase di avvio. Queste operazioni consentono di recuperare vetro, alluminio e rame, ma non ancora silicio e argento.

Per estrarre questi ultimi materiali servirebbe l’idrometallurgia, cioè un trattamento chimico successivo alla lavorazione meccanica. Al momento, però, non esiste in Italia un impianto industriale dedicato. L’unico progetto indicato dal gruppo di lavoro è atteso per il 2028. Una situazione analoga si registra per le batterie: dalla triturazione si ottiene la cosiddetta «black mass», ma manca la fase di raffinazione necessaria a trasformarla in materia prima per nuovi accumulatori.

In aumento i pannelli arrivati a fine vita

La necessità di sviluppare questi processi è destinata a crescere. I pannelli fotovoltaici dismessi passeranno da 28mila tonnellate l’anno a 168mila nel 2040, quando arriveranno a fine vita quelli installati nel 2011-2012 con il Conto Energia. Per pannelli, magneti e batterie, le stime di prefattibilità del gruppo coordinato dall’Associazione italiana di ingegneria chimica, Aidic, indicano investimenti compresi tra 5 e 21 milioni di euro.

Secondo le stesse valutazioni, gli impianti potrebbero ripagarsi in un periodo compreso tra poco più di un anno e tre anni e mezzo. A frenare gli investimenti sono però tempi autorizzativi definiti «troppo lunghi e complessi» e una «scarsa cultura nazionale» sui processi idrometallurgici. La presidente di Assorisorse, Francesca Zarri, ha descritto le materie prime critiche come una sfida che coinvolge l’intera filiera: dalle risorse alla trasformazione, dalle tecnologie alle competenze, fino al recupero e al riciclo.

Per Marco Margheri, presidente di Wec Italia, sarà inoltre necessario un approccio strategico ai minerali critici e un rafforzamento delle relazioni internazionali. Tra le aree indicate figurano Usa, Canada, Regno Unito e Québec, oltre all’America Latina e all’Africa, nel quadro del piano Mattei adottato dal governo.