Ad Ancona, il gruppo Disability Pride contesta la presenza di Paolo Ruffini alla terza edizione di Extra Salute 2026 – Il Festival del Vivere Bene. L’attore, conduttore e produttore è intervenuto venerdì 25 settembre alla Mole Vanvitelliana nell’incontro Restiamo Umani. Un viaggio tra psicologia, impresa e ironia per ritrovare presenza, comunità e futuro, promosso da Confartigianato.
La manifestazione è sostenuta dal Comune di Ancona e dalle istituzioni sanitarie e, secondo l’amministrazione, dedica attenzione alla salute come bene collettivo, alla prevenzione e all’educazione. Proprio per questo, Disability Pride giudica contraddittoria la decisione di affidare a Ruffini una riflessione su persona e comunità, considerando le critiche rivolte da attivisti e persone con disabilità alle sue attività sul tema.
Le contestazioni sulla rappresentazione
Nel comunicato, il gruppo richiama gli spettacoli Up&Down e Din Don Down – Alla ricerca di (D)io, realizzato con la Compagnia Mayor Von Frinzius e diretto da Lamberto Giannini. Secondo Disability Pride, in questi lavori gli interpreti con disabilità vengono utilizzati soprattutto per suscitare emozioni e riflessioni nel pubblico non disabile. La denuncia riguarda una narrazione ritenuta fondata su paternalismo e inspiration porn, espressione usata per descrivere la rappresentazione delle persone disabili come fonte di ispirazione o gratificazione emotiva per gli altri.
Il gruppo sostiene inoltre che alle persone con disabilità vengano attribuite qualità come bontà, purezza, autenticità e spontaneità, trasformando caratteristiche individuali in presunti tratti propri della disabilità. In questa prospettiva, afferma il comunicato, il pubblico finirebbe per osservare prima la condizione e poi la persona, mentre la bravura degli attori passerebbe in secondo piano rispetto all’effetto emotivo della loro presenza.
Il ruolo nelle interviste
Le stesse perplessità vengono espresse sulle interviste diffuse sui social e su YouTube. Disability Pride descrive il format come uno spazio non paritario, nel quale Ruffini conduce e seleziona domande e contenuti, mentre le persone con disabilità rispondono all’interno di una cornice narrativa definita da altri. Il gruppo parla di una mancanza di agency, cioè della possibilità di scegliere autonomamente i temi e le modalità con cui raccontare la propria esperienza.
Nel testo viene citata anche la giornalista e attivista Valentina Tomirotti, che ha criticato il rischio di rafforzare gli stereotipi nonostante il coinvolgimento professionale e la retribuzione degli attori. Per Disability Pride, offrire un lavoro non è sufficiente a garantire una rappresentazione corretta o emancipatoria: la questione riguarda il modo in cui le persone vengono raccontate, il ruolo assegnato loro e il pubblico a cui quella narrazione si rivolge.
La posizione espressa richiama infine la differenza tra ridere delle persone con disabilità e ridere con loro, all’interno di relazioni considerate autentiche e paritarie. Il gruppo ricorda il Disability Pride del 13 settembre, svoltosi ad Ancona per la prima volta nelle Marche, e sostiene che la scelta dell’ospite da parte del Comune vada in direzione opposta rispetto ai contenuti portati in piazza. La responsabilità, conclude il comunicato, riguarda anche enti e istituzioni chiamati a decidere chi invitare quando affrontano temi legati alla disabilità.