Cremona (CR)

Bressan: «Cremona valuti il ritorno del nucleare»

Il vicesindaco di Offanengo propone un confronto su tecnologia, sicurezza e ricadute per imprese e occupazione

Daniel Bressan, vicesindaco di Offanengo ed esponente della Lega, interviene nel dibattito sul possibile ritorno dell’energia nucleare in Italia e invita la provincia di Cremona a valutare in futuro l’eventuale opportunità di ospitare impianti basati sulle nuove tecnologie. L’esponente politico precisa tuttavia che al momento non esiste alcun progetto approvato né una localizzazione già individuata sul territorio.

«Se l’Italia torna a investire seriamente nel nucleare, la provincia di Cremona deve essere pronta a valutare questa opportunità, senza pregiudizi e senza paure ideologiche», sostiene Bressan. L’intervento nasce anche da uno studio citato lo scorso anno e realizzato da Gauss Fusion, azienda europea attiva nel settore della fusione, che aveva indicato lungo l’asse del Po, tra Milano, Cremona e Venezia, un possibile corridoio strategico per la presenza di industrie, infrastrutture energetiche e capacità della rete elettrica.

Lo studio non aveva reso note le località precise considerate, ma aveva indicato, oltre a Cremona, le province di Milano, Venezia, Udine, Verona, Torino, Pisa, Ravenna, Grosseto, Pescara e Roma. Per il territorio cremonese, tra gli elementi ritenuti favorevoli era stata segnalata la vicinanza a importanti stazioni elettriche ad alta tensione. Bressan chiarisce però che si tratta di una prospettiva teorica: «Non esiste oggi una centrale decisa per la provincia di Cremona e non esiste una localizzazione già stabilita».

Energia e competitività industriale

Secondo il vicesindaco, il confronto dovrebbe riguardare la strategia energetica e industriale dei prossimi decenni. L’Italia, afferma, deve affrontare contemporaneamente la riduzione delle emissioni, l’elettrificazione dei consumi e dei processi produttivi e la necessità di diminuire la dipendenza dalle importazioni di energia.

Bressan collega inoltre il tema alla crescita dei data center e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, attività che richiedono quantità crescenti di elettricità disponibile in modo continuo e affidabile. A suo giudizio, la capacità di garantire energia a condizioni competitive potrebbe incidere sulla possibilità dei territori di attrarre investimenti e sostenere le industrie ad alto consumo energetico.

Il rappresentante della Lega sottolinea quindi la vocazione produttiva, industriale e agroalimentare della provincia di Cremona. Un sistema energetico ritenuto affidabile e competitivo, sostiene, avrebbe ricadute sulla capacità delle imprese di programmare, sull’attrazione di nuovi capitali e sull’occupazione. Nel ragionamento rientrano anche le possibili applicazioni delle tecnologie nucleari per la produzione di calore destinato ai processi industriali e, dove le condizioni tecniche lo consentano, ad alcuni usi civili.

Valutazioni su sicurezza e territorio

Bressan precisa che un eventuale progetto dovrebbe essere esaminato caso per caso e sulla base di criteri rigorosi. Tra gli aspetti da considerare indica la sicurezza, la tecnologia utilizzata, la sostenibilità, la localizzazione, il rapporto con le comunità e le possibili ricadute economiche. «Essere favorevoli al nucleare non significa accettare qualsiasi progetto: significa essere disponibili a valutarlo sulla base dei dati e dell’interesse del territorio», afferma.

L’invito conclusivo è rivolto alla provincia, che secondo Bressan non dovrebbe escludersi preventivamente qualora nei prossimi anni si aprisse concretamente il confronto sul nuovo nucleare italiano. La discussione, nelle sue parole, dovrebbe tenere insieme autonomia energetica, decarbonizzazione, competitività industriale e trasformazioni legate alla digitalizzazione, lasciando comunque ogni eventuale decisione alle successive verifiche tecniche e istituzionali.