Nel territorio di Verona, nella giornata di domenica 20 Settembre 2026, le categorie economiche hanno definito una linea comune in vista della scadenza del 30 settembre, data limite per presentare a Bruxelles gli emendamenti all’Industrial Accelerator Act. Il provvedimento dell’Unione Europea risulta centrale per la competitività manifatturiera. Il dibattito, promosso dall’eurodeputato Daniele Polato di Fratelli d’Italia-Ecr, ha visto l’intervento d’apertura del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, riunendo rappresentanti del Governo, esponenti del Parlamento europeo e delegati del mondo produttivo.
Gli obiettivi per tutelare la competitività e il Made in Europe
Tra le priorità individuate figurano il riconoscimento di ricerca e sviluppo come elementi chiave del Made in Europe, il contrasto all’importazione di beni assemblati per evitare aggiramenti normativi, la ridefinizione delle filiere strategiche e l’estensione delle tutele al comparto agroalimentare. L’europarlamentare Daniele Polato, coordinatore ECR della Commissione per il Commercio internazionale, ha affermato:
“Siamo qui perché il tempo a nostra disposizione a Bruxelles sta per scadere e l’Industrial Accelerator Act è un’occasione unica per salvare l’industria europea e la sua competitività. Senza industria, senza agricoltura non ha senso parlare di autonomia strategica. Questo convegno è la dimostrazione che è possibile creare una piattaforma comune fra politica, Europarlamento e le categorie per raccogliere gli input e tradurre le istanze in emendamenti, per evitare che le norme vadano in una direzione e i desiderata delle categorie in un’altra. Dobbiamo lottare contro la sovracapacità produttiva e le distorsioni derivanti da pratiche non concorrenziali, esigendo condizioni di reale reciprocità sui mercati globali. Particolare attenzione va dedicata all’impatto sulle filiere energy-intensive e sull’automotive europeo. Collegato a questo, sottolineo l’importanza di avere una effettiva neutralità tecnologica. Serve preservare e sostenere la nostra manifattura, sostenendo investimenti, occupazione e filiere strategiche e valorizzando il principio del Made in Europe come strumento di politica industriale. Infine, attenzione alla “trama” legale del testo per evitare che scappatoie normative permettano di aggirarne gli obiettivi”.
Il contrasto alla concorrenza sleale e la posizione di FdI-ECR
All’incontro ha preso parte anche la vicepresidente della Commissione Industria al Parlamento europeo, Elena Donazzan (FdI-ECR), che ha dichiarato:
“le nostre imprese subiscono una concorrenza sleale, in particolare da parte dei prodotti cinesi, e per questo servono misure di protezione a livello europeo. Ridurre i costi che gravano sulle imprese, come indicato nel Rapporto Draghi, è necessario, ma non basta: oggi la nostra manifattura ha bisogno che si protegga ciò che viene prodotto in Europa. Il “Made in Europe” può essere una soluzione, a patto di intenderlo nella sua accezione più rigorosa: va considerato fatto in Europa solo ciò che viene prodotto nei Paesi europei. Può sembrare un’ovvietà, ma il dibattito attuale va proprio in questa direzione, perché c’è chi vorrebbe estendere questa qualifica anche a Paesi non europei, soltanto in virtù di accordi commerciali”.
I rappresentanti delle categorie economiche e i saluti istituzionali
Nel corso del confronto, moderato dal giornalista Luca Mantovani, sono stati illustrati i contributi di Marco Apostolo, vicepresidente di Federchimica con delega all’Economia Circolare, di Marco Stella, vicepresidente di ANFIA – Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, e di Alex Vantini, delegato Coldiretti Nazionale e vicepresidente di Coldiretti Veneto. Hanno portato i saluti delle istituzioni Paolo Arena, presidente della Camera di Commercio di Verona, Giuseppe Riello, presidente di Confindustria Verona, Stefano Vallani, presidente del Consiglio comunale di Verona, Flavio Massimo Pasini, presidente della Provincia di Verona, e Diego Ruzza, assessore regionale del Veneto ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici.