La vicenda della scritta Casa del Balilla, riemersa durante i lavori di restauro sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti, continua a dividere la città e il Consiglio provinciale. Sul piano tecnico il percorso sembra orientato verso la detonalizzazione dell’effigie, ma sul terreno politico restano profonde distanze sull’opportunità di cancellare o attenuare la dicitura di epoca fascista.
Il sit-in davanti a palazzo Gentili
Intorno alle 11, circa cento persone si sono riunite davanti a palazzo Gentili per chiedere la rimozione completa dell’incisione. Alla mobilitazione hanno partecipato Anpi, Arci, docenti e studenti dell’istituto, in concomitanza con la seduta del Consiglio provinciale in corso all’interno dell’edificio di via Saffi.
Dalla manifestazione è arrivata la richiesta di non ripristinare la scritta sulla facciata del liceo. Tra gli slogan esposti dai partecipanti anche quello secondo cui a Viterbo il fascismo non si combatte, ma si detonalizza, in riferimento all’ipotesi di rendere meno visibile l’iscrizione senza eliminarla del tutto.
Il confronto in Consiglio provinciale
In aula è stato esaminato l’atto d’indirizzo presentato dal Partito democratico, favorevole alla cancellazione della dicitura. Stefano Bigiotti, di Fratelli d’Italia, ha contestato l’iniziativa, definendola una forma di furore iconoclasta e sostenendo che la scritta rappresenti una testimonianza del passato. Il consigliere ha inoltre espresso perplessità sull’opportunità che la Provincia indirizzi formalmente la Soprintendenza, richiamando la distinzione tra valutazioni politiche e competenze tecniche nel restauro.
Maurizio Palozzi, del Pd, ha replicato che l’atto non intende sostituirsi alla Soprintendenza, ma esprimere una posizione politica su una questione ritenuta rilevante. Palozzi ha ricordato che la scritta è stata coperta in occasione di precedenti interventi sulla facciata e ha chiesto di ripercorrere quella soluzione.
Giulia De Santis ha sottolineato il valore educativo del liceo Buratti, osservando che l’istituzione scolastica rappresenta oggi l’opposto del modello perseguito dal fascismo. Francesco Sposetti ha invece distinto la scritta dall’architettura dell’edificio e l’ha definita una sorta di cicatrice: secondo il consigliere, non dovrebbe essere cancellata dalla memoria, ma nascosta alla vista degli studenti.
Una posizione intermedia è stata espressa da Umberto Di Fusco, secondo il quale il ripristino dell’iscrizione sarebbe stato anzitutto un errore di restauro. Il consigliere ha escluso che spetti alla politica stabilire le modalità tecniche dell’intervento, ma ha difeso la soluzione della detonalizzazione: la storia, a suo giudizio, non va cancellata, ma nemmeno enfatizzata.
Andrea Di Sorte, di Forza Italia, ha rivendicato l’orientamento antifascista del proprio schieramento, distinguendo però la contrapposizione al regime dall’ipotesi di intervenire fisicamente sulla facciata. La scritta, ha sostenuto, è un reperto del passato e non dovrebbe diventare il terreno di uno scontro tra opposti estremismi.
Il presidente Alessandro Romoli ha proposto di rinviare il confronto alla commissione competente, per integrare gli aspetti tecnici con le valutazioni politiche ed evitare una spaccatura immediata. La proposta è stata accolta dal Pd: l’esame della vicenda è stato quindi aggiornato al 2 ottobre.