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Proteinuria, il valore che può anticipare il rischio di dialisi

Un documento nazionale propone criteri condivisi per seguire nel tempo i pazienti con glomerulonefrite

Un parametro delle analisi delle urine può aiutare a prevedere, con anni di anticipo, quali pazienti rischiano di perdere la funzione renale e arrivare alla dialisi. Si tratta della proteinuria, cioè la quantità di proteine eliminate con le urine, un indicatore particolarmente rilevante nelle glomerulonefriti, malattie eterogenee che danneggiano il filtro del rene e colpiscono spesso persone giovani. Nella pratica clinica, tuttavia, questo valore non viene sempre misurato e interpretato in modo uniforme.

Per affrontare il problema è stata presentata una consensus nazionale coordinata da Helaglobe, con il coinvolgimento di 43 esperti tra nefrologi, reumatologi ed economisti sanitari. Il documento raccoglie raccomandazioni condivise applicabili alle diverse forme di glomerulonefrite e punta a rendere più omogenea la valutazione del rischio e la scelta dei trattamenti.

Un indicatore da controllare nel tempo

Secondo Gabriella Moroni, docente di Nefrologia alla Humanitas University di Milano, la disponibilità di nuove strategie terapeutiche rende ancora più importante interpretare correttamente le variabili cliniche. La proteinuria, ha spiegato, non dovrebbe essere considerata sulla base di una sola misurazione, ma monitorata regolarmente: il suo andamento è infatti associato alla progressione della malattia e contribuisce a definire la prognosi.

La presenza di proteine nelle urine, indipendentemente dalla quantità, deve essere approfondita. Roberta Fenoglio, della Nefrologia-Dialisi e del CMID dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, ha chiarito che il segnale diventa particolarmente preoccupante quando i livelli sono consistenti e si accompagnano a infiammazione del sedimento urinario o a una riduzione del filtrato glomerulare.

Il possibile impatto sui costi sanitari

La consensus considera anche le conseguenze economiche della progressione della malattia. Andrea Marcellusi, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano, ha indicato in circa 4 miliardi di euro l’anno il costo della malattia renale cronica per il Servizio Sanitario Nazionale, pari al 3,2% della spesa sanitaria complessiva. Più della metà della spesa, secondo il dato citato, si concentra nelle fasi terminali. Un paziente in fase iniziale comporta costi di qualche migliaio di euro, mentre la dialisi può arrivare a costare tra 30mila e 50mila euro l’anno.

Le stime richiamate durante la presentazione indicano che ritardare di cinque anni la progressione anche solo nel 10% dei pazienti in stadio avanzato potrebbe produrre fino a 2,5 miliardi di euro di risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di una valutazione economica collegata al possibile effetto di una diagnosi più tempestiva e di un controllo precoce della proteinuria.

L’obiettivo dichiarato è trasferire le raccomandazioni nella pratica clinica quotidiana, migliorando la personalizzazione delle cure e la continuità della gestione sul territorio. Il panel ha riunito competenze diverse perché, come sottolineato da Margherita Zen dell’Università di Padova, le glomerulonefriti richiedono una lettura che non si limiti all’ambito nefrologico.

Il documento, realizzato con il contributo non condizionante di Otsuka Pharmaceutical Italy, è stato elaborato attraverso la metodologia Real-Time Delphi. Il sistema consente agli esperti di visualizzare in tempo reale le valutazioni degli altri partecipanti e, se necessario, rivedere la propria posizione. Tra i nove firmatari figurano specialisti di nefrologia e reumatologia, un economista sanitario e un’esperta metodologica di Helaglobe.