Sentirsi privi di energie dopo una festa rumorosa, commuoversi davanti a un’opera d’arte o percepire immediatamente il disagio di chi è vicino non significa necessariamente essere esagerati. Secondo la terminologia internazionale, potrebbe trattarsi di alta sensibilità, un tratto indicato con l’acronimo PAS, Persone Altamente Sensibili, o HSP. Riguarderebbe circa il 20% della popolazione e non viene descritto come un disturbo o una fragilità psicologica, ma come una caratteristica neuropsicologica innata.
Il concetto è stato codificato dalla psicologa e ricercatrice americana Elaine Aron. Come spiega Michele Mezzanotte, psicologo e psicoterapeuta, l’alta sensibilità non coincide con timidezza o introversione: riguarda il modo in cui il sistema nervoso centrale percepisce ed elabora stimoli ambientali, visivi, sonori ed emotivi, con intensità e profondità superiori alla media. Per descriverne i principali aspetti viene utilizzato l’acronimo D.O.E.S.
I quattro elementi del tratto PAS
La D indica la profondità di elaborazione: le persone altamente sensibili tendono a riflettere a lungo, collegando le informazioni nuove alle esperienze passate prima di parlare, agire o decidere. La O richiama invece la facilità di sovraccarico: rumori, luci, scadenze pressanti e giornate senza pause possono portare rapidamente alla saturazione.
La E sta per reattività emotiva ed empatia. Secondo questa descrizione, le persone PAS vivono emozioni positive e negative in modo amplificato e possono cogliere lo stato d’animo altrui prima ancora che venga espresso. La S, infine, indica la percezione delle sfumature: un cambio di tono, un tessuto fastidioso sulla pelle, una variazione nell’ambiente o la caffeina possono essere avvertiti con particolare intensità.
Mezzanotte propone inoltre una lettura simbolica articolata in quattro modalità: terra, acqua, aria e fuoco. La prima riguarda soprattutto il corpo e i sensi, con una maggiore reattività agli ambienti affollati e agli stimoli fisici. L’acqua rappresenta l’empatia profonda e la difficoltà a distinguere le proprie emozioni da quelle degli altri. L’aria richiama una mente molto attiva, associativa e orientata all’organizzazione; il fuoco, invece, istinto, creatività e capacità di cogliere in anticipo schemi e dinamiche relazionali.
Come ridurre il sovraccarico
La gestione quotidiana parte dal riconoscimento dei propri limiti. Dopo un evento sociale, una riunione o un viaggio può essere utile programmare una fase di silenzio e decompressione. Altrettanto importante è stabilire confini emotivi, ascoltando gli altri senza assumersi automaticamente il peso dei loro problemi.
Tra le strategie indicate figurano anche attività di radicamento, come yoga, pilates, camminate a piedi scalzi o attenzione al respiro. Negli ambienti caotici si possono attenuare gli stimoli con cuffie antirumore e, in casa, con luci calde e soffuse. Rileggere le esperienze passate alla luce del sovraccarico sensoriale può infine aiutare a ridurre il senso di inadeguatezza e la colpevolizzazione. L’obiettivo non è sentire meno, ma imparare a riconoscere e gestire ciò che si prova.