Dal 20 al 26 settembre, al Workation Village di San Sebastiano da Po, nella città metropolitana di Torino, si svolgerà l’edizione italiana del programma internazionale di formazione sulla terapia assistita da MDMA. L’iniziativa è promossa da MAPS Italia, nell’ambito del percorso sviluppato dalla Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, MAPS.
Il programma prevede 55 ore di formazione rivolte a psichiatri, psicologi e psicoterapeuti che lavorano con il disturbo da stress post-traumatico e altre forme di trauma complesso. Tra i protagonisti dell’edizione italiana figurano Rick Doblin, fondatore di MAPS, e i terapeuti e formatori Marcela Ot’alora G. e Bruce Poulter.
Un modello che integra sostanza e psicoterapia
Il modello proposto da MAPS non considera la MDMA come un trattamento farmacologico isolato. La sostanza viene studiata come coadiuvante all’interno di un percorso nel quale farmacologia e psicoterapia sono strettamente collegate. La preparazione del paziente, il lavoro durante la sessione e la successiva integrazione dell’esperienza fanno parte dello stesso intervento clinico.
La partecipazione al corso, tuttavia, non autorizza l’uso della MDMA nella pratica ordinaria. L’impiego della sostanza resta infatti subordinato alle autorizzazioni e ai quadri regolatori dei singoli Paesi. Il percorso formativo si inserisce in una fase in cui, a livello internazionale, sono ancora necessari studi clinici, protocolli di sicurezza, percorsi di formazione e regole condivise.
Il quadro della ricerca
Ad aprile 2024, l’Agenzia europea per i medicinali ha organizzato ad Amsterdam un workshop dedicato allo sviluppo e all’utilizzo terapeutico degli psichedelici. Tra gli obiettivi dell’incontro c’erano l’analisi delle esigenze regolatorie e l’approfondimento delle questioni metodologiche legate agli studi clinici.
Anche in Italia il settore ha avviato i primi percorsi sperimentali. Nel 2025, l’Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato la prima sperimentazione clinica nazionale con psilocibina per la depressione resistente. Lo studio è condotto dalla clinica psichiatrica dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti, in collaborazione con l’Università di Foggia e l’ASL Roma 5.
Nel modello elaborato da MAPS viene attribuito un ruolo centrale alla relazione tra terapeuta e paziente e alla cosiddetta inner healing intelligence, definita dall’organizzazione come la capacità della persona di entrare in contatto con i propri processi di elaborazione e guarigione all’interno di un ambiente sicuro e strutturato.
Per favorire l’accesso al programma, MAPS Italia ha assegnato, grazie a donatori privati, oltre dieci borse di studio a professionisti italiani, tra liberi professionisti e figure attive in ambito universitario e ospedaliero. Altre borse sono destinate a terapeuti impegnati in contesti segnati da traumi in corso, con candidature provenienti da Libano, Palestina e Ucraina. L’obiettivo indicato è contribuire alla formazione di una comunità clinica preparata, in vista di eventuali nuovi trattamenti ancora non inseriti nella pratica ordinaria.