Toscana

Un corso per formare nuove volontarie contro la violenza

Dal 19 settembre al 14 novembre: 72 ore in aula, 60 ore con esperte, magistrati e forze dell’ordine.

Il Centro antiviolenza Donna chiama Donna di Siena cerca nuove operatrici volontarie di primo livello. Il corso gratuito di preparazione inizierà il 19 settembre e proseguirà fino al 14 novembre, con l’obiettivo di fornire strumenti per accogliere e sostenere donne che hanno subito maltrattamenti, umiliazioni, controllo, stalking o violenza sessuale.

Le partecipanti saranno preparate all’ascolto e alla gestione delle situazioni più delicate. Il percorso prevede 72 ore in presenza e altre 60 ore di training affiancate da operatrici esperte. Alla formazione contribuiranno, tra gli altri, magistrati del tribunale di Siena e rappresentanti delle forze dell’ordine. Saranno inoltre presentati i servizi rivolti agli uomini autori di violenza.

La violenza riconosciuta prima

L’avvocata Claudia Bini, che segue per l’associazione numerosi casi in tribunale, osserva che non è possibile stabilire automaticamente se siano aumentati i maltrattamenti o gli episodi di revenge porn. È invece cresciuta la capacità di riconoscere il fenomeno e di rivolgersi ai centri specializzati. Il numero delle persone che chiedono aiuto al Centro, riferisce, è comunque in aumento.

Tra le donne che arrivano ai servizi ci sono persone di tutte le età, ma anche molte giovanissime. Alcune riconoscono la situazione, ma ritengono di poter gestire da sole il rapporto o di riuscire ad aiutare il partner a cui sono legate. Secondo Bini, questa convinzione può rivelarsi rischiosa perché chi vive una relazione violenta non dispone sempre delle risorse necessarie per affrontarla senza supporto.

Un impegno che richiede preparazione

L’attività delle volontarie può essere gratificante e stimolante, ma comporta anche un forte coinvolgimento emotivo. Nel tempo alcune interrompono il percorso per cambiamenti legati alla famiglia, ai figli o al lavoro; altre si fermano perché il contatto con le storie di violenza assorbe energie fisiche e psicologiche. Le donne che hanno superato esperienze simili, invece, non possono necessariamente occuparsi delle altre: il ruolo potrebbe riaprire traumi o mettere in discussione il cammino compiuto.

La formazione punta quindi a sviluppare una capacità di ascolto attenta e non giudicante, rispettando il punto di vista della persona accolta. L’esperienza maturata negli anni, spiega Bini, ha contribuito a diffondere maggiore sensibilità anche in contesti come le scuole. Riconoscere segnali fisici o comportamentali, come un occhio nero o atteggiamenti insoliti, può consentire di intervenire prima che la situazione peggiori.

Per l’avvocata la prevenzione dovrebbe coinvolgere più ambienti sociali: luoghi di lavoro, palestre e istituti scolastici. Servirebbe inoltre formare docenti, allenatori sportivi e giornalisti, insieme a un impegno più incisivo della politica. Il corso del Centro antiviolenza si inserisce in questa prospettiva, con l’intento di rafforzare la rete di persone in grado di individuare la violenza e accompagnare chi chiede aiuto.