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Colesterolo alto: la frutta non è vietata, attenzione ai succhi

Le evidenze distinguono tra alimento integrale, bevande concentrate e possibili interazioni farmacologiche.

Non esiste una lista di frutti interi da evitare soltanto perché il colesterolo LDL è alto. Banane, uva, fichi e mango non diventano alimenti proibiti per il loro sapore dolce. Le indicazioni nutrizionali raccomandano piuttosto un modello cardioprotettivo, con una varietà di frutta e attenzione all’insieme della dieta.

La distinzione più importante non è tra frutti più o meno zuccherini, ma tra frutto intero e prodotti nei quali gli zuccheri risultano concentrati o aggiunti. La frutta fresca, surgelata o conservata senza zuccheri aggiunti può rientrare in un’alimentazione sana. Gli zuccheri naturalmente presenti nel frutto intero non sono classificati come zuccheri liberi; lo sono invece quelli contenuti nei succhi e nei concentrati.

Il succo non equivale al frutto intero

Per questo i succhi di frutta vanno limitati, anche quando non contengono zuccheri aggiunti. Ciò non significa che ogni bicchiere aumenti direttamente l’LDL, ma che il succo non è nutrizionalmente intercambiabile con il frutto da cui deriva. Anche la frutta essiccata richiede attenzione: contiene calorie e zuccheri più concentrati per unità di peso, ma non è automaticamente vietata. A fare la differenza sono la porzione e l’eventuale presenza di zuccheri aggiunti.

Per ridurre l’LDL, la priorità è sostituire le fonti di grassi saturi con grassi insaturi e carboidrati provenienti da alimenti vegetali naturalmente ricchi di fibra. La risposta varia da persona a persona e dipende dal modello alimentare complessivo. Non ci sono basi solide per sostenere che un singolo frutto possa sciogliere il colesterolo o pulire le arterie.

Le evidenze disponibili non giustificano l’eliminazione del fruttosio presente nel frutto intero. Gli effetti sfavorevoli sui lipidi emergono soprattutto quando gli zuccheri contribuiscono a un eccesso di calorie, mentre molti studi riguardano fruttosio isolato o bevande e non normali porzioni di frutta.

Quando prestare maggiore attenzione

LDL e trigliceridi sono parametri differenti, anche se possono essere elevati contemporaneamente. Le indicazioni rivolte a chi ha trigliceridi alti non vanno quindi applicate automaticamente a chi presenta soltanto un aumento dell’LDL. In presenza di trigliceridi elevati assumono maggiore rilievo l’eccesso calorico, gli zuccheri liberi e le bevande zuccherate. Porzioni e quantità complessive possono richiedere una valutazione individuale, soprattutto in caso di diabete o di alterazioni miste dei lipidi.

Un’eccezione pratica riguarda il pompelmo, che può interagire con alcune statine, tra cui simvastatina e atorvastatina. L’interazione può aumentare l’esposizione al farmaco e il rischio di effetti indesiderati. Non tutte le statine sono coinvolte: il rischio dipende anche dalla dose, dalla quantità consumata e dalle caratteristiche individuali. Chi segue una terapia dovrebbe consultare il foglietto illustrativo e chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di consumare regolarmente pompelmo, pomelo, arance amare di Siviglia o tangelo.

Eliminare singoli frutti non sostituisce la valutazione del rischio cardiovascolare né un’eventuale terapia prescritta. Un LDL persistentemente elevato va interpretato considerando il valore misurato, la familiarità, le altre malattie e l’eventuale presenza di aterosclerosi.