Nazionale

Misofonia, quando i rumori quotidiani diventano insopportabili

Una testimonianza racconta reazioni intense, situazioni ricorrenti e tentativi per gestire il disagio

Un incontro casuale tra due persone accomunate dalla misofonia ha dato origine a un confronto fatto di racconti, reazioni condivise e tentativi senza successo di trovare un rimedio. Bastano pochi minuti per riconoscersi: un rumore che per gli altri è irrilevante può diventare, in determinati contesti, una fonte di forte irritazione e provocare un cambiamento improvviso dell’umore.

La misofonia viene descritta dall’autore attraverso la propria esperienza personale. I suoni più difficili da tollerare sono soprattutto quelli legati alla masticazione e alla deglutizione, ma l’elenco può comprendere anche il rumore di una tastiera, la tosse, una porta che si apre o si chiude, lo scrocchio delle dita e persino alcuni rumori prodotti dal proprio corpo. Non si tratta, nel racconto, di un fastidio costante: la reazione varia in base alla situazione, al livello di stress e alla predisposizione del momento.

Quando il rumore diventa un allarme

Secondo la testimonianza, il suono indesiderato viene percepito come un allarme immediato. Una giornata pesante o una condizione di nervosismo possono rendere insopportabile una cena, una conversazione o una telefonata durante la quale l’interlocutore mangia. La risposta può essere quella di allontanarsi, interrompere la situazione o cercare un rumore più forte, come la musica, per coprire quello percepito come minaccioso.

Il comportamento può apparire incomprensibile a chi non prova lo stesso disagio. La persona misofonica, però, continua a svolgere le proprie attività e spesso cerca di evitare le circostanze più difficili: mangiare da sola, scegliere ambienti molto rumorosi o lavorare con un sottofondo musicale. Nel racconto, queste precauzioni servono a convivere con il problema, non vengono presentate come una cura.

Il confronto come possibile sostegno

L’incontro con una donna che condivide la stessa sensibilità ha fatto nascere l’idea di creare un club per misofonici, aperto a chi reagisce a rumori specifici e cerca un luogo in cui sentirsi compreso. L’obiettivo indicato è confrontarsi sulle esperienze quotidiane e sulle strategie adottate, senza la pretesa di risolvere una condizione che l’autore racconta in prima persona.

Nel testo viene citato anche il suggerimento ricevuto da un’amica psicologa: applicare una tecnica nel momento in cui compare il fastidio. L’autore ammette di non essere riuscito a seguirla, attribuendo la difficoltà alla propria forte reattività e alla memoria associata ai suoni sgraditi. La testimonianza si chiude con l’invito a mettersi in contatto per condividere esperienze, mantenendo il tono ironico che attraversa l’intero racconto.