Essere dimessi dall’ospedale non significa sempre poter rientrare subito a casa. È il caso di una donna anziana, clinicamente pronta a lasciare il reparto ma senza nessuno ad aprirle la porta né ad attivare gli ausili necessari, e di un uomo guarito dal punto di vista sanitario che si è trovato a non poter più tornare nell’abitazione condivisa con la moglie. Sono situazioni ricorrenti tra quelle affrontate dal Punto Unico di Dimissioni dell’Ospedale Maggiore di Parma.
Il servizio riunisce case manager e assistenti sociali e lavora insieme ai servizi sanitari e sociali del territorio per organizzare percorsi successivi al ricovero. Dal 1° gennaio al 31 luglio sono arrivate 1.800 segnalazioni dai reparti; nell’intero anno precedente erano state oltre 3 mila. Il PUD è stato istituito nel 2018 per coordinare le dimissioni più complesse e, nel tempo, ha esteso il proprio intervento a tutti i percorsi in uscita dall’ospedale.
Il percorso comincia durante il ricovero
Sono i medici dei reparti a contattare il servizio quando individuano una fragilità sanitaria o sociale. I professionisti intervengono già durante la degenza per valutare le condizioni della persona, le caratteristiche dell’abitazione e le risorse disponibili. Da circa due anni, alcuni percorsi vengono attivati anche dal Pronto soccorso, con l’obiettivo di evitare ricoveri prolungati o nuovi accessi in emergenza.
Le difficoltà non riguardano soltanto la necessità di cure, riabilitazione o trattamenti complessi. Barriere architettoniche, mancanza di ausili, assenza di familiari o difficoltà nel reperire un’assistente familiare possono rendere impossibile il rientro immediato. Le aree maggiormente coinvolte sono quella geriatrica e quella ortopedica: nei primi sette mesi dell’anno il Dipartimento della Multicomplessità ha trasmesso 700 segnalazioni, mentre dall’ortopedia ne sono arrivate 411.
Un intervento chirurgico, un periodo di immobilità o una lunga riabilitazione possono modificare in modo significativo l’autonomia di una persona. Per questo il PUD segue anche l’attivazione degli ausili e dei trattamenti riabilitativi e, quando necessario, valuta il ricorso alle cure intermedie prima del ritorno a casa. Il coordinamento coinvolge case manager, assistenti sociali, servizi dell’Ausl, Comuni e realtà del terzo settore.
La continuità tra ospedale e comunità
La rete comprende anche le Case della Comunità, chiamate a rafforzare il collegamento tra strutture ospedaliere e servizi territoriali. Nel distretto Ausl di Parma, in collaborazione con i Comuni, sono in corso sperimentazioni per rendere più strutturati i percorsi di dimissione protetta. Formazione degli operatori e valutazione dei casi dovrebbero accompagnare la definizione di un protocollo condiviso, orientato a garantire il rientro al domicilio con i supporti necessari oppure a individuare soluzioni alternative adeguate.
Il Comune di Parma ha inoltre indicato la collaborazione con l’Ausl e con i servizi sociali territoriali come uno degli strumenti per affrontare le situazioni di maggiore fragilità. Un supporto specifico arriva dallo Sportello Clissa, attivo anche con un punto di comunità all’interno dell’Ospedale Maggiore e gestito dal Distretto di Parma insieme ad Asp, per aiutare le famiglie a cercare un’assistente familiare qualificata.
Il lavoro del Punto Unico di Dimissioni si concentra quindi sulla fase successiva alla cura ospedaliera, quando le condizioni di salute si intrecciano con quelle abitative, familiari ed economiche. L’obiettivo è costruire, caso per caso, un percorso che consenta alla persona di lasciare l’ospedale senza trovarsi sola davanti alle difficoltà della vita quotidiana.