Si riapre il confronto sul futuro della Manifattura, a Lucca, dopo l’arresto del progetto Polimea. A rilanciare la discussione è stata l’ex assessora all’urbanistica Serena Mammini, che ha ipotizzato un nuovo coinvolgimento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca nella rigenerazione dell’intero comparto.
In un intervento pubblicato il 4 settembre 2026, Mammini ha ricordato che la Fondazione, negli ultimi anni, ha investito nell’area acquistando l’ex Cinema Nazionale e il Dopolavoro. In collaborazione con la Fondazione Ragghianti ha inoltre promosso la nascita del Centro delle Arti, dove è in corso la realizzazione di un polo culturale. Da qui la domanda dell’ex amministratrice: la Fondazione potrebbe tornare a essere uno degli interlocutori di una riflessione più ampia sul futuro del complesso, anche oltre via Vittorio Emanuele II?
La replica di Raimondi
La proposta ha suscitato la reazione di Domenico Raimondi, presidente dell’associazione Lucca è un grande noi. Secondo Raimondi, con lo stop a Polimea sono tornati appelli, idee e richiami alla partecipazione da parte di soggetti già coinvolti nel dibattito degli anni precedenti. Il presidente ha criticato quella che considera una ripartenza da zero, ricordando le discussioni sul progetto promosso dalla Fondazione e le posizioni assunte durante le amministrazioni passate.
Nel suo intervento, Raimondi ha citato alcune delle ipotesi emerse per l’area, dal coinvolgimento di personalità esterne alla realizzazione di un parcheggio o al trasferimento di uffici comunali. Ha inoltre osservato che altre ex manifatture, in Italia e all’estero, sono state recuperate attraverso un mix di residenze, lavoro, cultura, commercio, formazione e servizi, con il contributo di capitali pubblici e privati.
Per Raimondi, la riqualificazione dell’edificio, che si estende per 14mila metri quadrati, richiede qualità progettuale, funzioni capaci di garantirne l’utilizzo quotidiano, sostenibilità economica, investimenti e competenze. A suo giudizio serve anche una regia pubblica forte, in grado di governare gli interessi privati senza demonizzarli. Il presidente ha quindi invitato a conservare la memoria delle decisioni assunte e ad accompagnare ogni nuova proposta con una maggiore assunzione di responsabilità.
La ricostruzione di Mammini
Mammini ha respinto la ricostruzione secondo cui il progetto Fondazione-Coima sarebbe stato semplicemente cestinato. L’ex assessora ha spiegato che la proposta del 2021 era stata esaminata da un gruppo di lavoro composto da lavori pubblici, finanze, avvocatura, patrimonio e urbanistica. In quella fase furono definiti i parametri di interesse pubblico e richieste modifiche al progetto.
Secondo Mammini, i saggi archeologici e i vincoli posti dalla Soprintendenza misero in discussione, tra gli altri aspetti, la soluzione dei parcheggi interrati. La proposta fu quindi sottoposta a ulteriori confronti e modifiche, anche sotto il profilo economico-finanziario. Alla fine, ha ricostruito l’ex assessora, non fu individuata una configurazione ritenuta sufficientemente rispondente all’interesse pubblico per procedere con il bando. Coima non ritenne accettabili le condizioni emerse durante l’iter.
Mammini ha rivendicato anche il ruolo della variante al Regolamento urbanistico, approvata per rendere possibili diverse funzioni e favorire il recupero dell’ex fabbrica. Senza quella modifica, ha sostenuto, la Manifattura sarebbe rimasta destinata alla sola funzione produttiva e qualsiasi progetto di trasformazione avrebbe incontrato un limite decisivo.
L’ex assessora ha infine invitato a guardare alla situazione attuale, sottolineando che le condizioni sono cambiate e che nuovi interlocutori e nuove idee potrebbero contribuire alla ripartenza. La Manifattura, ha concluso, non deve essere considerata come un dossier da azzerare: servono proposte, capitali, sostenibilità economica e una regia pubblica, senza cancellare le esperienze precedenti, compreso il progetto Polimea.