Toscana

Studio Cgil: in Toscana migranti essenziali, ma meno tutelati

Ires rileva forti divari salariali; precarietà diffusa, effetti su famiglie, comparti produttivi

Le persone migranti sono una componente strutturale della Toscana, sia sul piano demografico sia su quello economico. È quanto emerge dallo studio Gli immigrati stranieri nella società e nell’economia toscana, curato da Ires Toscana per la Cgil e presentato il 4 settembre 2026 al Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina, in provincia di Livorno.

La ricerca descrive una presenza ormai radicata nella popolazione, nelle famiglie, nelle scuole e nei luoghi di lavoro. La popolazione straniera ha un’età media di 37 anni, contro i 48 degli italiani, e il 77% si trova nella fascia compresa tra 15 e 64 anni. Sono circa 146 mila gli italiani residenti in Toscana con background migratorio, mentre oltre 203 mila famiglie hanno almeno un componente straniero. Quasi un matrimonio su quattro coinvolge inoltre almeno una persona di origine straniera.

Il peso demografico e occupazionale

Secondo le proiezioni richiamate nello studio, senza il contributo dell’immigrazione l’indice di vecchiaia regionale potrebbe superare 438 anziani ogni 100 giovani. La presenza straniera contribuisce quindi a contenere gli squilibri demografici e a sostenere il ricambio della popolazione attiva.

Nel 2024 gli occupati stranieri in Toscana hanno raggiunto quota 214 mila, pari al 12,8% dell’occupazione complessiva. La loro presenza è particolarmente rilevante in agricoltura, costruzioni, tessile, calzature, servizi, lavoro domestico e assistenza familiare. Tra il 2008 e il 2023, l’occupazione nella fascia tra 20 e 64 anni è cresciuta di 41 mila unità: l’aumento è stato determinato interamente dai lavoratori immigrati, aumentati di 47 mila, mentre gli italiani sono diminuiti di 6 mila.

Il contributo al mercato del lavoro, però, si accompagna a condizioni più svantaggiate. In Toscana un lavoratore straniero percepisce mediamente un reddito annuo lordo inferiore del 33% rispetto a un lavoratore italiano. Il part-time involontario riguarda il 20% dei dipendenti stranieri, contro il 9% degli italiani, e raggiunge il 32% tra le lavoratrici straniere.

Disuguaglianze e distribuzione territoriale

Il divario economico si riflette sulla condizione delle famiglie. Il 55% dei nuclei stranieri si colloca nel quinto più povero della distribuzione dei redditi, rispetto al 16% delle famiglie italiane. Il rischio di povertà interessa il 26,3% delle famiglie straniere, contro il 7,7% di quelle italiane, mentre la grave deprivazione materiale e sociale riguarda il 7,5% contro il 2,1%.

Un settore particolarmente significativo è quello della cura: nel 2024 si contano in Toscana oltre 72 mila lavoratrici e lavoratori domestici e assistenti familiari, in larga maggioranza donne e con una forte presenza straniera. La spesa complessiva sostenuta dalle famiglie toscane per il lavoro domestico ammonta a 721 milioni di euro.

La ricerca individua anche una distribuzione territoriale differenziata. L’area Prato-Firenze rappresenta il principale polo della comunità cinese e della moda; Firenze è il centro più multietnico, con presenze rilevanti peruviane, filippine e srilankesi, oltre a un importante bacino per lavoro domestico e servizi. A Lucca è significativa la comunità srilankese, mentre Siena e la Toscana meridionale sono caratterizzate da gruppi legati soprattutto all’agricoltura, tra cui macedoni e kosovari. Empoli, Santa Croce e Castelfiorentino concentrano invece una forte presenza nei distretti manifatturieri del tessile, dell’abbigliamento, delle calzature e della concia.

Gli autori dello studio sottolineano una segmentazione territoriale ed economica del lavoro migrante, spesso confinato nei settori con salari più bassi, qualifiche ridotte, contratti a termine, occupazioni discontinue e maggiore esposizione alla precarietà. Le proiezioni indicano che nel 2038 circa 355 mila posti potrebbero essere coperti in larga parte da forza lavoro proveniente dall’estero.

Per la Cgil Toscana, i dati evidenziano la necessità di affrontare insieme discriminazione, sfruttamento, lavoro povero e precarietà. L’organizzazione sostiene che la presenza migrante non debba essere valutata soltanto in base alla sua utilità produttiva e rivendica parità di salario, tutele, sicurezza e dignità a parità di lavoro.