Piemonte

Minacce social alla gip dopo il caso del minimarket di Torino

Attacchi a sfondo sessuale pubblicati online in seguito alla diffusione del nome della magistrata

Minacce social alla gip dopo il caso del minimarket di Torino

La vicenda che riguarda una tredicenne abusata in un minimarket di Torino da un commerciante straniero – che è stato scarcerato – ha provocato una reazione d’odio sui social contro la gip che si è occupata del caso. Dopo la pubblicazione del nome della magistrata all’interno di alcuni gruppi online, sono comparsi insulti e minacce rivolti a lei e ai suoi familiari.

La vicenda trae origine dall’aggressione sessuale avvenuta nei mesi scorsi all’interno di un minimarket di Torino, ai danni di una ragazza tredicenne. La decisione della Giudice per le Indagini Preliminari di scarcerare il commerciante straniero indagato per gli abusi ha scatenato un’ondata di insulti e minacce sui social network, ma ha anche spinto il Ministero della Giustizia a disporre un’ispezione per verificare la correttezza delle procedure adottate e la legittimità del provvedimento giudiziario.

Gli attacchi nei gruppi online

Tra i messaggi diffusi in rete compare l’augurio che il commesso possa violentare i figli della giudice. Un altro utente ha scritto che avrebbe festeggiato se una situazione analoga fosse capitata a una parente o alla figlia di un magistrato, aggiungendo di non voler esprimere dispiacere per l’accaduto.

Nei confronti della gip sono state rivolte anche accuse di appartenenza a una presunta cricca. In un messaggio viene messa in dubbio la regolarità del suo percorso professionale, con un riferimento sarcastico all’esame da magistrato e alla possibilità che qualcuno le abbia passato i compiti.

Insulti a sfondo sessuale

La maggior parte dei contenuti pubblicati contro la giudice, secondo quanto riportato, ha carattere offensivo e presenta riferimenti di natura sessuale. La diffusione del suo nome nei gruppi ha così alimentato una serie di attacchi personali, accompagnati da minacce che coinvolgono anche i familiari.

I messaggi sono stati pubblicati in relazione al procedimento sulla presunta violenza ai danni della minorenne e prendono di mira il magistrato per il ruolo svolto nella vicenda. Il caso riporta quindi l’attenzione anche sul fenomeno delle campagne d’odio online rivolte a chi opera nell’amministrazione della giustizia.