Un evento traumatico può lasciare conseguenze che vanno oltre il disagio psicologico. Secondo una ricerca condotta in Danimarca, le persone che sviluppano problemi di salute mentale dopo un trauma presentano negli anni successivi una probabilità più alta di andare incontro a infarto o ictus. Lo studio ha esaminato il rapporto tra le reazioni psicologiche a un’esperienza difficile e la salute del cuore e dei vasi sanguigni.
L’analisi non si è concentrata soltanto sul disturbo da stress post-traumatico, la condizione più spesso associata agli eventi traumatici, ma ha considerato diverse forme di sofferenza psicologica. I risultati indicano un’associazione tra queste difficoltà e un maggiore rischio cardiovascolare. Il dato non dimostra, però, che un problema mentale provochi direttamente una malattia cardiaca: suggerisce piuttosto l’esistenza di un legame da approfondire e di fattori che meritano attenzione nella prevenzione.
Il consumo di alcol tra i principali segnali
Tra gli elementi analizzati, il disturbo da uso di alcol è risultato il principale predittore di futuri problemi cardiaci e cerebrovascolari sia negli uomini sia nelle donne. Dopo un trauma, alcune persone possono ricorrere all’alcol per attenuare ansia, insonnia o sofferenza emotiva. Questo comportamento, tuttavia, può aggravare le condizioni di salute e rappresenta un segnale da non sottovalutare, soprattutto quando il consumo diventa abituale o difficile da controllare.
Riconoscere tempestivamente un uso problematico di sostanze può quindi avere un valore doppio: consente di intervenire sul disagio psicologico e contribuisce a ridurre i possibili rischi per la salute fisica. Lo studio invita a non separare rigidamente la cura della mente da quella dell’organismo, considerando il benessere psicologico una componente della prevenzione cardiovascolare.
Differenze tra donne e uomini
La ricerca ha rilevato anche alcune differenze legate al sesso. Il consumo di alcol è emerso come indicatore importante per entrambi, mentre nelle donne gli episodi depressivi comparsi dopo un trauma sono risultati associati in modo più marcato al rischio cardiovascolare rispetto agli uomini. Il risultato non significa che ogni sintomo depressivo conduca a un problema cardiaco, ma segnala l’importanza di riconoscere rapidamente un umore persistentemente alterato e di valutarlo con il supporto di un professionista.
Gli autori sottolineano che i dati, ottenuti osservando migliaia di casi reali, descrivono una relazione statistica e non un rapporto diretto di causa-effetto. Dopo un’esperienza traumatica, è comunque utile chiedere supporto professionale tempestivo se cambiano le abitudini, il sonno o l’equilibrio emotivo. Prestare attenzione allo stress e all’uso di sostanze può aiutare a tutelare sia la salute mentale sia quella del cuore.
Il lavoro si intitola Post-traumatic Psychopathology and Cardiovascular Risk: A Danish Case-Control Study of Sex-Specific Associations ed è stato pubblicato sul Journal of the American Heart Association. Il DOI dello studio è 10.1161/JAHA.126.049492.