Toscana

Quattro consiglieri restituiscono le deleghe in Provincia

La scelta riapre il confronto sulla guida dell’ente e alimenta le critiche dell’opposizione

Ilaria Di Maina, Gabriele Giacomelli, Bruno Leka e Nicola Tesi hanno formalizzato la rinuncia alle deleghe ricevute dal presidente della Provincia, Luca Marmo. I quattro consiglieri provinciali hanno inviato una Pec nella mattinata di ieri, rendendo ufficiale una decisione già annunciata pubblicamente e anticipata nei colloqui privati che avevano preceduto la scelta di Marmo di non nominare il vicepresidente dell’ente.

La restituzione degli incarichi viene motivata dai consiglieri come una scelta coerente con le critiche rivolte al metodo seguito nella gestione dell’istituzione. Secondo la loro posizione, nelle decisioni della Provincia sarebbero entrate logiche di corrente, equilibri politici e veti sui singoli, ritenuti estranei al merito delle persone e all’interesse dei cittadini. Per questo, hanno spiegato, non intendono accettare incarichi né diventare complici di un meccanismo che considerano sbagliato.

La contestazione sulla vicepresidenza

Nel documento viene inoltre contestato il ruolo attribuito a Marco Mazzanti, che non ricopre incarichi nell’amministrazione provinciale ma sarebbe intervenuto pubblicamente sulla mancata nomina del vicepresidente. I consiglieri definiscono quella presa di posizione un’ingerenza politica nelle scelte spettanti al presidente e agli eletti. Marmo, secondo la loro ricostruzione, avrebbe poi fatto propria quella linea. Il presidente, sostengono, dovrà assumersi la responsabilità politica delle decisioni adottate, mentre loro hanno scelto di non avallarle attraverso l’accettazione delle deleghe.

Sul piano operativo, Marmo dovrà procedere a una nuova distribuzione degli incarichi rimasti vacanti. Alcune deleghe potranno essere mantenute direttamente dal presidente. La vicenda, tuttavia, assume soprattutto un rilievo politico perché rischia di complicare il lavoro di un ente chiamato a occuparsi di questioni rilevanti per il territorio e riaccende le divisioni interne al Partito Democratico pistoiese.

L’affondo di Fratelli d’Italia

Sulla crisi è intervenuto anche il coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia, che parla di una crisi istituzionale e di funzionamento dell’ente senza precedenti. Secondo il partito di opposizione, la spaccatura nella maggioranza provinciale potrebbe danneggiare i cittadini e il territorio, perché un’istituzione divisa non sarebbe nelle condizioni di amministrare con serenità e lucidità.

FdI concentra le proprie critiche sulla mancata nomina del vicepresidente. Il partito sostiene che il Pd non sia riuscito a trovare una sintesi e che Marmo, invece di assumersi il peso della scelta, abbia preferito congelare l’incarico. Nella nota viene ricordato che la Provincia, nonostante gli effetti della riforma Delrio, conserva competenze importanti come il trasporto pubblico locale e l’edilizia scolastica delle scuole superiori. Per gestire questi settori, afferma il coordinamento, sarebbero necessari unità di intenti e lavoro collegiale.

La spiegazione del presidente, secondo cui la democrazia non si esaurisce nell’aritmetica ma comprende anche pluralismo, equilibrio e rappresentanza, non ha convinto né i quattro consiglieri che hanno restituito le deleghe né Fratelli d’Italia. Per l’opposizione, la vicenda riflette una frattura che da mesi attraversa il Pd pistoiese, diviso tra chi rivendica il proprio peso e chi non intende riconoscerlo. FdI sostiene infine che lo scontro riguardi il potere e gli equilibri interni più che i provvedimenti da adottare, assicurando che continuerà a valutare ogni atto nel merito e nell’interesse della comunità.