Critiche alla campagna per il Trasporto di Santa Rosa

Filippo Rossi boccia grafica, tipografia e leggibilità dei materiali diffusi nella capitale

La campagna promozionale realizzata per pubblicizzare il Trasporto della Macchina di Santa Rosa fuori dai confini cittadini è al centro delle contestazioni di Filippo Rossi. Nel mirino sono finiti i manifesti comparsi a Roma, giudicati poco efficaci dal punto di vista comunicativo nonostante utilizzino i bozzetti dell’ideatore Raffaele Ascenzi.

La polemica riguarda quindi non il valore artistico delle immagini, ma il loro impiego all’interno di materiali destinati alla pubblicità urbana. Secondo Rossi, i disegni, ricchi di particolari e caratterizzati da un contrasto limitato, non garantirebbero una comprensione immediata dell’evento da parte di chi osserva il manifesto durante il passaggio.

Il problema della leggibilità

La critica principale riguarda la distanza tra la funzione di un bozzetto e quella di un’affissione. Un’immagine pensata per essere osservata da vicino può infatti non risultare altrettanto efficace in un grande spazio urbano, dove il messaggio deve essere riconoscibile in pochi secondi. Per Rossi, nei manifesti la composizione grafica non consentirebbe di individuare rapidamente le informazioni essenziali.

Tra gli elementi contestati c’è la scritta Trasporto macchina di Santa Rosa, disposta verticalmente lungo il margine del manifesto. La scelta, secondo l’analisi, renderebbe il testo sottile e poco visibile, costringendo il lettore a fermarsi per decifrarlo. Una soluzione che potrebbe funzionare in un catalogo o in un prodotto editoriale, ma che risulterebbe poco adatta a una pubblicità stradale.

Rossi critica anche la modalità con cui è riportata la data dell’appuntamento. Il riferimento al 3 settembre, che dovrebbe essere tra le prime informazioni percepite, sarebbe spezzato e difficilmente leggibile. In questo modo, sostiene, il manifesto non comunicherebbe con sufficiente immediatezza che cosa accade, quando si svolge e perché il pubblico dovrebbe partecipare.

Le contestazioni sull’investimento

L’intervento collega le scelte grafiche a un problema più ampio di metodo nella realizzazione della promozione. L’accusa è che si sia proceduto ad assemblare immagini, data e loghi senza una verifica concreta della capacità del risultato finale di attirare l’attenzione e trasmettere il messaggio.

La conclusione di Rossi è particolarmente severa: a suo giudizio, la procedura avrebbe privilegiato il completamento degli adempimenti, dalla realizzazione della grafica alla stampa e all’acquisto degli spazi, senza misurare l’effettiva efficacia del prodotto. Da qui la definizione di una promozione trasformata in burocrazia e la contestazione dell’utilità delle risorse impiegate, definite soldi buttati quando il messaggio non riesce a essere visto, letto e compreso.