Piemonte

PFAS, Giacomini: più dati e controlli, senza allarmismi

L’amministratore spiega origini, monitoraggi e competenze degli enti preposti

PFAS è l’acronimo con cui si indica una vasta famiglia di sostanze per- e polifluoroalchiliche, composti chimici artificiali impiegati in numerosi prodotti e processi industriali per la loro resistenza all’acqua, ai grassi, al calore e a diversi agenti chimici. La loro elevata stabilità fa sì che possano restare a lungo nell’ambiente, tanto da essere definiti, in modo semplificato, sostanze perenni.

A fare il punto sul tema e sulle attenzioni per il territorio è Luigi Giacomini, assessore comunale all’Ambiente. I PFAS possono arrivare nell’ambiente attraverso attività industriali, rifiuti, scarichi, utilizzo e smaltimento di prodotti che li contengono. Una volta dispersi, alcuni composti possono raggiungere il suolo, le acque superficiali e le falde, arrivando in determinate condizioni anche nelle risorse destinate alla produzione di acqua potabile.

Il quadro nel territorio

Secondo Giacomini, l’attenzione crescente della comunità scientifica e delle istituzioni è legata alla persistenza di queste sostanze e alla possibile esposizione della popolazione. Un tema che, sottolinea l’assessore, non deve essere affrontato né con allarmismi né con sottovalutazioni. Per quanto riguarda Asti, l’Amministrazione comunale ritiene prioritario disporre di dati aggiornati, attendibili e riferiti in modo specifico al territorio.

La semplice rilevazione di una sostanza, viene evidenziato, non coincide automaticamente con un rischio per la popolazione. Ogni risultato deve essere interpretato sulla base dei dati analitici, dei parametri previsti dalla normativa, delle modalità di campionamento e delle valutazioni scientifiche degli enti competenti. Il riferimento resta quindi costituito dai monitoraggi ufficiali e dalle indicazioni delle autorità sanitarie e ambientali.

Analisi private e controlli pubblici

Sul territorio sono presenti aziende private che offrono a condomini e cittadini servizi di prelievo e analisi dell’acqua, anche per la ricerca di eventuali contaminanti. La possibilità di effettuare verifiche autonome può contribuire alla conoscenza e all’attenzione sulla qualità dell’acqua nelle abitazioni, ma i risultati devono essere affidati a laboratori qualificati e interpretati correttamente.

Le analisi private, precisa l’assessore, non possono essere confuse con i controlli ufficiali svolti dagli organismi pubblici. Un dato isolato, infatti, non indica necessariamente l’esistenza di un problema sanitario. Servono procedure corrette, riferimenti normativi chiari e il confronto con le autorità competenti per valutare il significato effettivo di quanto rilevato.

Il Comune non può sostituirsi agli organismi sanitari e ambientali che hanno competenze specifiche, ma può svolgere un ruolo di attenzione, coordinamento e informazione. L’obiettivo indicato da Giacomini è mantenere alta la vigilanza e collaborare con gli enti preposti, così da individuare tempestivamente eventuali criticità.

Le direttrici di intervento individuate sono monitoraggio, prevenzione e informazione. L’Amministrazione intende continuare a collaborare con gli enti ambientali e sanitari, verificare la qualità delle matrici interessate e comunicare ai cittadini informazioni comprensibili e verificabili. In caso di problemi, il Comune dovrà essere pronto a fare la propria parte.

Il messaggio rivolto agli astigiani è quindi improntato alla prudenza: sulla presenza dei PFAS, sostiene l’assessore, non servono paure ingiustificate né rassicurazioni superficiali. Le risposte devono arrivare dai controlli, dalla scienza e dalla trasparenza delle istituzioni, con decisioni fondate su dati concreti.