1.213 persone hanno firmato una petizione contro l’uso dei fuochi d’artificio sul lago di Como, con particolare riferimento a Cernobbio. L’iniziativa, accompagnata da una lettera indirizzata ai sindaci, è stata promossa da Marialuisa Righi e Albertina Nessi per richiamare l’attenzione su quello che le firmatarie descrivono come un disagio diventato quasi quotidiano.
Nel mirino ci sono soprattutto le esplosioni legate a feste private ed eventi di lusso, che interrompono il silenzio del territorio e coinvolgono direttamente chi vi abita. Le promotrici sostengono che Cernobbio sia sottoposta a una pressione crescente e chiedono che la tutela dell’ambiente e della popolazione venga considerata prioritaria rispetto alle esigenze delle celebrazioni.
Le conseguenze sugli animali
Una parte della petizione è dedicata agli effetti dei botti sugli animali domestici. Cani e gatti possono manifestare ansia e attacchi di panico, con il rischio di fuggire in preda alla paura o di riportare conseguenze più gravi. Le firmatarie richiamano inoltre i possibili danni alla fauna selvatica: gli uccelli, disorientati dalle luci e dai boati, possono ferirsi o morire nel tentativo di allontanarsi.
Nel documento viene segnalata anche la rarefazione di animali un tempo osservati nei parchi delle ville, tra cui scoiattoli, merli e ghiri. Le promotrici precisano di non disporre di dati sulle reazioni dei pesci alle detonazioni, ma riferiscono di aver notato cigni sempre più rari e poche anatre concentrate verso Villa Geno.
Polveri, rumore e rischio incendi
La petizione richiama anche le ricadute sulla qualità dell’aria. Dopo gli spettacoli pirotecnici possono verificarsi picchi di polveri sottili e, secondo un testo della Regione Lombardia citato dalle promotrici, tra le sostanze prodotte dagli scoppi figurano potassio, stronzio, bario, alluminio, rame e piombo. Nel documento si fa riferimento inoltre a livelli di rumore che possono arrivare fino a 190 decibel.
Alla questione dell’inquinamento acustico e atmosferico si aggiunge quella della sicurezza. Le firmatarie ricordano le temperature arrivate a 40 gradi, i numerosi incendi divampati in Italia e la campagna antincendio attiva fino al 15 ottobre, sostenendo che ogni fuoco d’artificio possa rappresentare un possibile innesco per la vegetazione e i boschi.
Righi e Nessi chiedono quindi interventi destinati a ridurre l’uso indiscriminato dei fuochi d’artificio e a proteggere il territorio. La raccolta firme prosegue con l’obiettivo di trasformare le adesioni già raggiunte in provvedimenti concreti e duraturi per il lago di Como e per le comunità che vivono lungo le sue sponde.