Max Ponte, scrittore e consigliere comunale a Villanova d’Asti, interviene nel dibattito sulla rappresentazione dei borghi e delle aree provinciali. Al centro della sua riflessione c’è un’affermazione attribuita a un noto scrittore e docente, secondo cui i paesi e le zone interne, quando non sono interessati dal turismo di massa, sarebbero caratterizzati dalla presenza di alcolizzati, razzisti e maschilisti.
Ponte contesta questa lettura, ritenendola ingenerosa nei confronti delle comunità che vivono nei piccoli centri. Con riferimento alla provincia piemontese, sostiene di non riscontrare un fenomeno diffuso di razzismo, mentre riconosce l’esistenza di forme di maschilismo e il problema dell’alcolismo. Quest’ultimo, osserva, avrebbe però una dimensione più ampia e non potrebbe essere ricondotto esclusivamente alla realtà dei borghi.
Il declino dei servizi
Secondo il consigliere, il giudizio sulle aree provinciali dovrebbe tenere conto dei processi che ne hanno determinato la marginalizzazione. Ponte richiama i tagli ai trasporti e la riduzione dei fondi destinati ai Comuni, attribuiti nel tempo a governi di diverso orientamento politico. A suo avviso, la concentrazione delle strategie pubbliche sulle aree urbane ha contribuito a indebolire i piccoli centri e la loro capacità di partecipare al confronto politico.
Nel suo intervento cita anche un esempio legato alla propria esperienza a Villanova d’Asti: durante la sua infanzia, ricorda, nel paese erano presenti le sedi locali della Democrazia cristiana e del Partito socialista. Oggi, sostiene, quei luoghi di aggregazione politica non esistono più. La scomparsa delle sezioni avrebbe ridotto gli spazi di discussione democratica e le occasioni di formazione della classe dirigente locale.
Le richieste alla politica
Ponte difende il ruolo di chi continua a occuparsi di amministrazione e rappresentanza a livello locale. Secondo la sua ricostruzione, l’attività politica nei paesi passa dall’ascolto degli abitanti, dal confronto con le associazioni e dalla ricerca di opportunità per il territorio. Le istanze vengono portate nelle sedi istituzionali anche attraverso interrogazioni in consiglio comunale, con l’obiettivo di attirare l’attenzione su questioni di interesse pubblico che, a suo giudizio, restano spesso fuori dal dibattito nazionale.
La riflessione si rivolge in particolare alla sinistra, chiamata da Ponte a chiarire quali proposte intenda avanzare per chi vive in provincia e quali progetti abbia per l’Italia interna. Tra le domande poste dal consigliere figurano anche quelle relative al recupero dei consensi persi negli ultimi anni e alla capacità di elaborare risposte adeguate alle esigenze delle comunità lontane dai grandi centri.
Per Ponte, i paesi non possono essere descritti soltanto come luoghi problematici. Sono invece realtà nelle quali, sostiene, persistono forme di appartenenza, rapporti umani e legami con la terra e il lavoro. La provincia, nella sua lettura, conserva valori tradizionalmente associati alla sinistra, ma spesso non riconosciuti o adeguatamente valorizzati.
Lo scrittore e amministratore conclude richiamando le difficoltà concrete con cui si confrontano molte aree: dalla sanità ai trasporti, fino all’offerta culturale. In alcune zone, osserva, per raggiungere un cinema o una libreria può essere necessario percorrere decine di chilometri. Per questo, secondo Ponte, ogni analisi dei borghi dovrebbe considerare storia, geografia e antropologia culturale, oltre alle responsabilità istituzionali che hanno contribuito alla loro attuale condizione di marginalità.