Il progetto di riqualificazione del torrente Bione si ferma prima dell’apertura del cantiere. Con una determinazione del 26 agosto, la responsabile del procedimento Chiara Brebbia ha chiuso con esito negativo la conferenza dei servizi decisoria sul progetto di fattibilità tecnica ed economica relativo alla riqualificazione fluviale tra via Masaccio e il centro sportivo, nel territorio di Lecco.
L’istruttoria, durata circa tre mesi e avviata quando l’amministrazione Gattinoni era ancora in carica, ha previsto una sospensione dei termini, la successiva riapertura e una seduta telematica. I pareri contrari raccolti dagli enti coinvolti sono stati ritenuti non superabili senza modifiche sostanziali. La decisione riguarda soprattutto la parte destinata allo sport park, mentre gli interventi di rinaturazione del torrente non hanno incontrato ostacoli di principio.
Il nodo dei viadotti
Il principale rilievo è arrivato da Anas. Nel parere del 22 luglio, la struttura territoriale lombarda ha contestato la realizzazione di infrastrutture e aree attrezzate sotto i viadotti della Statale 36. Secondo la società, quelle superfici devono rimanere libere da occupazioni per consentire la sorveglianza, le ispezioni e la manutenzione dei ponti, in base al Codice della strada e alle linee guida ministeriali del 2022.
Durante la riunione del 6 agosto, i tecnici hanno precisato che il diniego riguarda la porzione dello sport park situata nella proiezione dei viadotti e nelle fasce di rispetto di tre metri per lato. Non sono invece emerse ragioni ostative per gli interventi di rinaturazione. Resta da chiarire anche la titolarità delle aree: Anas le considera proprie, mentre le verifiche catastali e documentali del Comune indicano una situazione diversa. Il fascicolo è stato quindi trasmesso all’ufficio espropri.
Le prescrizioni paesaggistiche
Un ulteriore stop è arrivato dalla Provincia di Lecco, che il 27 luglio ha espresso un parere paesaggistico favorevole ma condizionato all’eliminazione dello sport park. La Commissione per il paesaggio ha giudicato non adeguata la pavimentazione prevista, composta da asfalto colorato e da uno strato di resina, oltre all’estensione complessiva di 4.348 metri quadrati.
Secondo la commissione, le superfici e le cromie produrrebbero un effetto di marcata intrusività percettiva dalle visuali panoramiche più alte. Sono state inoltre evidenziate perplessità sulla destinazione di spazi residuali sotto la Statale 36, privi di parcheggi, servizi igienici e presidio, oltre alla necessità di verificare la sicurezza della parete di arrampicata, alta circa sei metri.
Valutazione positiva, invece, per gli interventi naturalistici sulle sponde, ritenuti capaci di migliorare il decoro e la qualità paesaggistica delle aree tra le strutture sopraelevate della SS36 e la nuova viabilità. Durante i lavori dovranno essere garantite la continuità idraulica ed ecologica e la sostituzione delle piante non attecchite per cinque anni.
Nel procedimento sono stati coinvolti anche diversi soggetti titolari di reti e infrastrutture. L’Autorità di Bacino del Lario ha espresso parere favorevole, chiedendo la concessione demaniale prima dell’avvio dei lavori. Lereti e Lario Reti Holding hanno segnalato la presenza di condotte e rete gas, mentre Eni ha indicato i vincoli legati all’oleodotto Ferrera-Passo Spluga, interrato a una profondità compresa tra 4,10 e 4,80 metri. Nella relativa fascia di servitù, ampia sei metri, non sono consentiti scavi. Terna ha sospeso il proprio parere di compatibilità e non ha partecipato alla seduta.
Un altro elemento riguarda Fiocchi Munizioni, che dispone di un edificio in concessione e di quattro pozzi di captazione dal lago di Garlate, utilizzati per le esigenze industriali e per la riserva antincendio dello stabilimento. L’azienda ha chiesto che sia mantenuta una corsia percorribile anche da un automezzo da 32 tonnellate e ha ricordato che una parte del cosiddetto giardino del Bione è di sua proprietà e viene utilizzata come parcheggio per i dipendenti.
La determinazione vale anche come comunicazione dei motivi ostativi prevista dall’articolo 10-bis della legge 241/1990 e può essere impugnata davanti al Tar entro sessanta giorni. Il primo confronto operativo è fissato per il 21 settembre, quando Comune, Anas e Fiocchi Munizioni effettueranno un sopralluogo congiunto per affrontare la proprietà delle aree sotto i viadotti e la loro accessibilità.
Per la foce del Bione, che sfocia nel lago di Garlate, l’attesa prosegue. I fondi regionali destinati alla rinaturalizzazione della foce e all’oasi del Bione erano già stati congelati nel 2025, in attesa del cantiere del nuovo svincolo. Del masterplan elaborato dallo studio Land per i tre torrenti cittadini, al momento, ha superato l’esame soltanto la parte verde.