Una diagnosi di diabete di tipo 2 non riguarda soltanto la glicemia, l’alimentazione o l’eventuale terapia farmacologica. Nel tempo possono comparire problemi cardiovascolari, renali e psicologici, con differenze tra uomini e donne. A suggerirlo è uno studio osservazionale che ha analizzato l’evoluzione dello stato di salute dopo l’esordio della malattia.
I ricercatori hanno esaminato le cartelle cliniche elettroniche di quasi 29mila adulti con un diabete di tipo 2 di nuova diagnosi, seguiti per diversi anni. L’analisi ha preso in considerazione la comparsa di ipertensione, malattie cardiovascolari, insufficienza renale avanzata e condizioni di salute mentale, tra cui depressione e ansia.
Le differenze osservate tra i sessi
Nel periodo di osservazione, una parte consistente dei partecipanti ha sviluppato ulteriori condizioni di salute. Le donne hanno ricevuto più frequentemente diagnosi legate alla salute mentale, mentre negli uomini sono risultati più comuni i percorsi caratterizzati da problemi cardiovascolari, malattia renale avanzata e ipertensione.
Lo studio ha inoltre rilevato una diversa tempistica. Negli uomini molti eventi tendevano a comparire prima, mentre nelle donne si manifestavano mediamente più tardi. Quando al diabete si associava anche una condizione di salute mentale, sia negli uomini sia nelle donne si osservava una mortalità più precoce rispetto ad altri percorsi clinici.
Questo dato non dimostra che ansia o depressione, da sole, provochino un esito fatale. Indica piuttosto che la combinazione tra disagio psicologico e diabete può rendere più complessa la gestione della malattia e delle terapie.
Perché serve una gestione personalizzata
Il messaggio per chi convive con il diabete è che il controllo della glicemia, pur essenziale, non esaurisce l’attenzione necessaria. Durante le visite può essere utile parlare con il medico anche di pressione, cuore, funzione renale, umore, sonno, stress, stanchezza e difficoltà nel seguire le cure.
Gli aspetti fisici e psicologici, infatti, possono influenzarsi a vicenda. Un disagio emotivo può rendere più difficile rispettare terapie, alimentazione e controlli; al contrario, la comparsa di complicanze può aumentare il peso psicologico della malattia.
I risultati vanno comunque interpretati con prudenza. Si tratta di uno studio osservazionale: descrive associazioni riscontrate nella pratica clinica, ma non può dimostrare un rapporto di causa-effetto. Le differenze potrebbero essere legate anche a fattori non completamente misurati, come stili di vita, condizioni sociali, accesso alle cure e modalità diverse di chiedere aiuto.
Gli autori segnalano inoltre che le donne potrebbero ricevere più diagnosi di problemi di salute mentale anche perché utilizzano maggiormente i servizi sanitari. Una parte della differenza, quindi, potrebbe riflettere una maggiore emersione dei disturbi e non necessariamente una frequenza reale più elevata.
Lo studio, pubblicato su PLoS Medicine, sostiene così l’importanza di un approccio individuale al diabete di tipo 2. Cuore, reni, pressione e salute mentale dovrebbero essere considerati all’interno dello stesso quadro clinico. Il lavoro originale è intitolato Sex differences in trajectories to cardio-renal and mental health outcomes following the onset of type 2 diabetes: An observational cohort study using multi-state analysis in the UK Clinical Practice Research Datalink. DOI: 10.1371/journal.pmed.1005196.