Toscana

Ex alunni raccontano la scuola di montagna nel Dopoguerra

L'incontro ripercorre l'esperienza educativa nei borghi appenninici tra anni Quaranta e Cinquanta.

Riscoprire la storia del territorio attraverso i ricordi di chi ha frequentato le scuole dei borghi appenninici nel secondo Dopoguerra. È l’obiettivo dell’incontro di storia partecipata Germogli di sapere sui sentieri di montagna, dedicato alla scuola di Fossato e delle località vicine tra gli anni Quaranta e Sessanta del Novecento.

L’appuntamento è in programma venerdì 28 agosto 2026 alle 17, nella sede della Pro Loco di Fossato, nel comune di Cantagallo. L’iniziativa è promossa dal Comune di Cantagallo, con la cura scientifica della Fondazione Cdse, il Centro di Documentazione Storico-Etnografica, e la collaborazione della comunità locale e della Pro Loco Aps di Fossato.

Le testimonianze degli ex studenti

La serata sarà condotta da Alessia Cecconi e Leonardo Fioretti, della Fondazione Cdse, insieme a Margherita e Silvana Torri. Il momento centrale sarà affidato ad alcuni ex alunni, chiamati a ricostruire in prima persona che cosa significasse studiare e vivere nella scuola montana di Fossato tra gli anni Quaranta e Cinquanta.

Il progetto rientra nel lavoro di ricerca della Fondazione Cdse sulla storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche nel Novecento. Come spiegato da Alessia Cecconi, nel secondo Dopoguerra la riapertura delle scuole nei piccoli centri dell’Appennino presentò numerose difficoltà: diversi edifici erano stati distrutti oppure occupati fino alla primavera del 1945 dagli Alleati o dagli sfollati. A rendere più complessa la situazione contribuiva anche l’isolamento geografico.

Ancora negli anni Cinquanta, per arrivare a Fossato e alla vicina Gavigno erano necessarie quasi quattro ore di cammino, perché l’autobus si fermava nella frazione di Cavarzano. A questo si aggiungevano la carenza di insegnanti e le difficoltà logistiche, che rendevano complicata la continuità dell’attività didattica.

Una presenza centrale nella comunità

Nonostante il contesto, le scuole di montagna svolsero una funzione che andava oltre l’istruzione. Maestri e maestre erano punti di riferimento culturali e sociali per gli abitanti, spesso affiancando il parroco nel sostegno alla comunità e occupandosi anche dei centri di lettura locali su incarico della direzione didattica.

Fossato diventò così un laboratorio pedagogico in cui giovani insegnanti motivati sperimentarono metodi didattici innovativi, anche grazie ai contatti con i fermenti d’avanguardia fiorentini dell’epoca. Tra le figure ricordate dalla Fondazione Cdse c’è il maestro Carlo Armellini, ancora oggi presente nella memoria della comunità.

Per il vicesindaco e assessore alla Cultura Giulio Bellini, recuperare i ricordi degli ex studenti permette di comprendere il contributo dato dagli insegnanti alla crescita dei borghi e di rafforzare il legame tra le generazioni. La raccolta e la condivisione delle testimonianze puntano quindi a conservare una parte della storia di Fossato e dell’identità del territorio.